Se non ora quando…Domenica 11 dicembre a Santa Lucia

Se non le donne, chi?

DA QUESTA CRISI SI ESCE SOLO CON LA FORZA DELLE DONNE

Ci hanno detto che i soldi sono pochi, a maggior ragione vanno spesi bene

L’11 dicembre Se Non Ora Quando torna in piazza con le sue
proposte su lavoro, maternità, crescita sostenibile e cittadinanza:

> investire nel welfare per promuovere crescita e sviluppo (scuola pubblica,
asili nido, sanità e servizi a sostegno dei soggetti più deboli)

> diritto al lavoro per le donne, non contrapposto alla maternità: le donne non devono essere costrette a scegliere se diventare madri o lavorare (deve essere ripristinata la norma che vieta le dimissioni in bianco, Legge n.188)

> garanzia di lavoro per le giovani e i giovani, attualmente prigionieri di un precariato senza speranza

> cambiare la rappresentazione che della donna viene fatta in televisione, nella pubblicità e sui giornali per ricostruire un paese di cittadine e cittadini

Noi donne stiamo lottando per un bene comune e pretendiamo
una democrazia finalmente paritaria:
50 e 50 nelle istituzioni e nel governo, perché siamo competenti,
responsabili e tutte insieme siamo più della metà.

DOMENICA 11 DICEMBRE 2011 TROVIAMOCI TUTTE
A VENEZIA IN CAMPO SAN GEREMIA

Concentramento ore 10.30 Stazione Santa Lucia Venezia per accogliere le donne che arrivano dal Triveneto

Mai più contro di noi, mai più senza di noi
SNOQ Venezia – http://www.senonoraquando.eu

Annunci

“Governare i beni collettivi” secondo Elinor Ostrom

Elinor Ostrom (2009), “Governare i beni collettivi”, Marsilio Editore, Venezia, pagg.1-353, Euro 28

Come può essere organizzato l’utilizzo dei beni collettivi o comuni in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo sia costi amministrativi troppo elevati, la cosiddetta tragedia dei beni comuni? Questa è la domanda a cui Elinor Ostrom, primo premio Nobel per l’economia assegnato ad una donna, per giunta una politologa, tenta di fornire una risposta.  Lo fa partendo da una riflessione sulle risorse naturali e sulla sostenibilità economica di queste risorse nel tempo e, attraverso la distinzione tra beni comuni, “beni spesso difficili da delimitare per precluderne l’accesso a terzi”, e beni pubblici, “beni dal cui uso non è possibili escludere singoli beneficiari”, Ostrom afferma che il problema principale che “gli utilizzatori di un bene scarso e deperibile di uso comune si trovano a dover risolvere è quello di darsi una struttura organizzativa che incoraggi la scelta di strategie individuali cooperative che tengano conto degli effetti delle proprie azioni e decisioni sulla funzione di utilità degli altri beneficiari del bene in oggetto”. Lo fa suggerendo una serie di esempi fondati sull’abbandono delle categorie ideologiche dello stato e del mercato come regolatori unici per la soluzione dei problemi collettivi: la vera alternativa, secondo Ostrom, è l’adattabilità istituzionale nei sistemi complessi. Per l’autrice significa favorire la valorizzazione delle istituzioni collettive, né pubbliche, né private, costruite procedendo per tentativi ed errori da attori pubblici e privati. In una fase di passaggio delle democrazie occidentali, il libro della Ostrom riporta alla luce un approccio ai problemi fondato sulla gestione civica del bene attraverso istituzioni di autogoverno, un approccio che affonda le radici nel passato.