“Sudditi. Un programma per i prossimi cinquant’anni”

“Sudditi” è un libro-manifesto. Ha messo insieme intelligenze, analisi e idee per risolvere quello che a nostro avviso è stato il vero problema di questi 150 anni: cioè la perdurante asimmetria di trattamento fra individuo e Stato, fra privato e pubblico. Che vuol dire, in concreto, che anziché cittadini lo Stato italiano ci fa sentire sudditi. Siamo come quei popolani cui Alberto Sordi – nel Marchese del Grillo – si rivolge proprio con le parole del Belli.
“Sudditi” è un libro d’analisi e proposta, anche su un tema che ci tocca tutti: quello fiscale. Il Fisco è il luogo dove si misura concretamente il rapporto fra lo Stato e il Cittadino. Il contrasto dell’evasione ne fa parte integrante. Ma la lotta all’evasione può essere condotta in modi diversi. La strada scelta da circa un quindicennio poggia in larga misura su una normativa sotto molti punti di vista “emergenziale” che non sarebbe, nemmeno per sbaglio, concepibile nei rapporti fra privati. Una normativa intrisa di sospetto e di pregiudizio nei confronti del contribuente.
Questo sospetto e questo pregiudizio sono frutto di una storia che viene da lontano.
Francesco Ferrara divideva il mondo fra coloro che comprendono che i «governanti son uomini in carne ed ossa che assunsero, sia di propria volontà, sia per espressa richiesta, l’incarico di produrre pace e giustizia, come il cacciatore produce la selvaggina ed il sarto i vestiti» e la «Scuola autoritaria». «Nel suo sociale sistema è supposto che, al di sopra degli individui consociati, esista un ente, un quid ignorabile, non visto, non sentito, impalpabile, creato apposta, non si sa quando né come, per sollevare e dominare su tutto
l’ordine sociale».
È quest’ultimo il pensiero che in Italia ha dominato negli ultimi 150 anni, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una spesa pubblica insostenibile, un debito che ci schiaccia, una preoccupante assenza di garanzie a tutela del singolo, procedure fatte apposta per consolidare il potere arbitrario di chi fa e di chi applica le norme.
Che questo nodo esista, nel nostro Paese è da vent’anni una consapevolezza sempre più diffusa. Ma si pensa di spezzarlo con l’intervento di un demiurgo – quale che sia il suo nome – o con terapie somministrate sempre dall’alto verso il basso. Sono ricette che non hanno funzionato perché non potevano funzionare.
La questione è innanzi tutto culturale. Ludwig von Mises diceva che i governi rispettano la libertà solo quando è la società a costringerli a farlo. È vero.
Rossi N. (a cura di), Sudditi. Un programma per i prossimi cinquant’anni, IBL Libri, pp.264, €20 (oppure €4,99 E-Book)
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