Romneide I puntata: Ryan=Palin?

Con oggi iniziamo a seguire con costanza alcuni eventi di carattere internazionale. Ogni giovedì pubblicheremo analisi, commenti, racconti sulle prossime elezioni presidenziali americane. Non solo. Cercheremo di alternare il racconto della sfida Obama-Romney, gettando uno sguardo all’Europa. Iniziamo con un contributo di Alastair Campbell, spin-doctor di Tony Blair, sulla scelta di Paul Ryan come candidato vice-Presidente di Romney. Buona lettura!

Più avanti alterneremo Stati Uniti ed Europa, visto che ci sono una serie di elezioni importanti per il futuro dell’UE – il 12 settembre si vota in Olanda, falco del rigore e paese fondatore dell’UE –, a novembre si terrà la sfida per la successione a Nicolas Sarkozy ed infine ad ottobre si deciderà chi sarà il prossimo segretario del PS francese. Quest’ultimo appuntamento ha una qualche rilevanza l’Europa: si verificherà se il partito socialista francese supporterà o meno il presidente Hollande nelle scelte che dovrà fare – e i conflitti interni al PS sul nuovo Trattato fiscale europeo ne sono una buona anticipazione -.

Vedi Romney, leggi McCain; vedi Ryan, leggi Palin. Buona tattica, cattiva strategia. Obama può sorridere.

“Questo non è uno di quei discorsi fatti col senno di poi, poiché come dissi quando JohnMcCain scelse Sarah Palin come candidato vice-presidente “fu una scelta tatticamente geniale, ma disastrosa dal punto di vista strategico”. L’ho ripetuto molte volte, dato che la “bestialità” McCain-Palin è uno dei miei casi studio preferiti quando parlo del fatto che la strategia debba sempre avere la precedenza e che la tattica debba esserle sottoposta.

Torniamo indietro di qualche anno. La strategia di McCain era costruita su un messaggio limpido – l’esperienza, in particolare nella politica estera, in contrasto all’allora giovane senatore Barack Obama – e un messaggio nascosto che possiamo rozzamente sintetizzare con “Io non sono George W. Bush.’ Scegliendo la Palin per il ruolo comunemente appellato “ad un battito di cuore dalla Presidenza”, McCain ha sparato con un enorme fucile a doppia canna su entrambi i capisaldi della sua strategia. La sua età e la sua salute divennero improvvisamente una questione, al pensiero che, se il suo cuore avesse smesso di battere, il leader politico dell’Occidente sarebbe stata una donna che fondava la propria esperienza in politica estera sul fatto che potesse vedere la Russia dall’Alaska e qualche volta gli aerei russi le volavano sopra la testa …. Oh, e che il Canada era un paese vicino e che è anch’esso un paese straniero, anche se non terrificante quanto la Russia. Per quanto riguarda l’aspetto della sua strategia “Non sono Bush”, McCain fece anche qui un errore marchiano, dato che la Palin rendeva il repubblicanesimo di George W.Bush debole ma saggio al confronto.

Ci volle un secondo perché la squadra di McCain realizzasse la dimensione dell’errore, perché la scelta della Palin ‘eccitava la base,’ come si dice di solito. Ed era così. Infatti fu in parte perché la base si stava innervosendo che inizialmente scelse Palin. La base in effetti si animò, le folle aumentavano agli appuntamenti, i media erano eccitati dalla novità e per pochi giorni McCain sembrava fresco e nuovamente combattivo. In quei pochi giorni, Obama sembrava preoccupato. Non ne aveva bisogno. Capolavoro tattico, disastro strategico.

La maggior parte di voi capirà il motivo per cui ho detto che Mitt Romney ha fatto la medesima cosa. Per citare la canzone delle Spice Girls che preferisco – mi sto lentamente disabituando dalla Olimpiadi-mania, prima di ri-buttarmici dentro, con la Paraolimpiadi-mania – ‘questo déjà vu avrà una fine?’

La base di Romney si è agitata un po’. La situazione economica e l’estrema divisione all’interno del dibattito nazionale gli dà un sacco di munizioni da usare su Obama, ma sta tentando di metterlo al tappeto. Il suo compagno di corsa e fresco di nomina, Paul D. (che hanno negli Stati Uniti con questa cosa delle iniziali?) Ryan ha certamente dato energia al dibattito dei media e all’atmosfera della campagna sul terreno, fino quasi ad oscurare per un momento il principale protagonista.

Ma quando il trambusto è diminuito, che cosa ha portato a casa Romney? Un partito repubblicano che è più a destra rispetto a lui e la convinzione rafforzata dei suoi sostenitori che la battaglia con Obama sia già vinta. La questione è che cosa offre Ryan che potrebbe aiutare Romney ad attrarre il supporto di quelli che hanno votato Obama l’ultima volta, e che ora si sentono abbattuti e delusi. Frugate un po’ nelle dichiarazioni di Ryan, e malgrado il suo voto per il salvataggio delle banche durante l’era Bush, avrete l’identikit di un uomo del Tea Party e perciò raggiungerete la conclusione che Romney ha agito per accontentare la base, piuttosto che fare appello al centro dell’elettorato, dove ha bisogno di ottenere consenso per vincere.

Che sia sulle tasse, sull’economia spicciola, sulla riduzione del governo federale, sulle grandi armi, sull’assistenza sanitaria, sui gay, sull’aborto, e sulla pianificazione familiare, si colloca bene a destra dello spettro politico. I suoi commenti sul Servizio Sanitario Nazionale (ndt, britannico), emersi durante la mal consigliata frecciata di Romney all’impreparazione di Londra per i Giochi Olimpici, sono un cattivo inizio per il rapporto col Regno Unito.

Al momento, né Ryan né Romney si preoccupano. La base fa le fusa. I soldi arrivano. I media si stanno innamorando del loro nuovo giocattolo. Come amarono la Palin. Ma quando il gioco si fece serio, nessuno fu più contento di Obama di averla sulla scena. E se non mi sbaglio sul fatto che Romney stia facendo lo stesso errore di McCain, ad Obama potrebbe piacere Paul D. Ryan.

Questo è il motivo per il quale quando Romney e Ryan si presentavano al mondo come ‘America’s Comeback Team’ (ndt, la squadra del ritorno dell’America), Obama ha inviato il tweet ‘Romney-Ryan: The Go Back Team’ (ndt, la squadra dell’arretramento). Conosce la storia fin troppo bene.”

dal blog di Alastair Campbell 

Vi aggiorneremo anche con i sondaggi sulla sfida presidenziale.

Ad oggi, questo è il risultato che conta: Obama disporrebbe di 289 grandi elettori, contro i 249 di Romney (ne servono 270 per vincere). Sul voto popolare la differenza è minima, come si vede.

Mentre qui avete ad oggi le probabilità di vittoria per stato (Blu, Democratici; Rosso, Repubblicani).

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