Il tendone di Baratta

“Archiviato il Palazzo del Cinema, la prospettiva si è rovesciata: ora prioritario è l’utilizzo e la valorizzazione dell’esistente. Lo spazio cui era destinato? Coperto il buco, potrebbe accogliere una struttura di solo supporto, multifunzionale ed elastica. Ad esempio un tendone” (Paolo Baratta al Gazzettino, 26 agosto, “La città del cinema resta al Lido”).

Si trasale un po’ quando si legge l’articolo, per la disinvoltura con la quale il presidente della Biennale parla del futuro del territorio e della comunità che lo abita. Quindi si è venduto l’ex-Ospedale al Mare, vi sono stati disagi per l’isola che è stata messa sottosopra per tutti questi anni, con altre operazioni connesse, per avere un tendone, là dove adesso c’è il buco?

Eppure esisteva un bisogno della collettività – la valorizzazione del territorio per il rilancio della vocazione culturale e turistico-ricettiva -, propagandato, a ragione, per tutto il territorio da Comune e Biennale, e di cui il nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi doveva essere un elemento imprescindibile.

Dov’è finito? Dalle parole di Baratta, si dovrebbe dedurne che o quel bisogno collettivo non era realmente indispensabile oppure che era conseguibile in maniera diversa rispetto alle modalità che si sono seguite, e come pare dimostrino i lavori di ristrutturazione e di allargamento, in corso d’opera.

Ma al di là che sia scomparso o meno quel bisogno collettivo e il ruolo nella vicenda avuto dalla Biennale, si tratta per la politica di verificare quale è la distanza tra gli impegni assunti e le realizzazioni prodotte. E per farlo bisogna rispondere a tutta una serie di questioni:

a) di chi è la responsabilità per la mancata realizzazione del nuovo Palacinema?

b) cosa ne è stato e cosa ne sarà delle risorse messe a disposizione?

Serve da parte del PD comunale un gesto di trasparenza, di responsabilità e di ri-legittimazione del proprio ruolo di fronte ai cittadini del Lido, e non solo. E per farlo deve dare delle risposte a quelle domande, che non possono essere eluse. Esercizi di questo tipo, capire dove si è sbagliato e che chi ha sbagliato paghi l’errore, possono aiutare nelle future decisioni. Semmai ve ne saranno, dato che legittimamente i cittadini avrebbero ragione a non fidarsi di futuri progetti sul territorio.

Ad ironica conclusione – ma non troppo -, verrà anche creata un’ampia zona d’ombra a fianco del buco per il Palacinema, grazie alla piantumazione di nuovi pini marittimi (Gazzettino, 26 agosto “Vicino al Casinò tornano i primi marittimi”).

The Who cantavano “If I swallow anything evil, put your finger down my throat”*, immagine truce ma efficace. Forse è il momento che il PD usi quelle dita…

 *”Se ingoio qualcosa di cattivo, mettimi un dito in gola”

 Marco Michieli, Direttivo Circolo

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2 thoughts on “Il tendone di Baratta

  1. Cedo alla tentazione del dire “l’avevo detto !”, con effetto certamente antipatico, ma in qualche caso, ci vuole.
    In una recente riunione della Direzione comunale del Partito avevo infatti proposto di considerare la vicenda di cui si parla come un buon caso di studio, meritevole di uno specifico “seminario” di approfondimento.
    Non intendevo mettere un dito in bocca ad alcuno per far rigettare chissà che, ma penso sia proprio necessario fare questa operazione, anche perché non abbiamo, come partito, le doti di galleggiamento che ha Baratta, uno che riesce a far sollevare una petizione popolare per la sua conferma glissando sulla Mostra col Buco, e che poi, messa via la cazzuola della prima pietra del Nuovo palazzo del cinema e dei congressi, parla di un palazzetto mignon o di un tendone …!
    Marco Zanetti

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