Il discorso

Nomfup

Certo, non il migliore dei discorsi di Barack Obama che, per le parole dal podio, ha una specie di orecchio assoluto. Anzi, quasi un anticlimax – voluto, intenzionale – al clima generale della convention democratica, anni luce da quella repubblicana per unità, smalto, spirito. Questi sentono che, nonostante tutto, ce la possono fare; gli altri, in fondo in fondo, non ci credono. Non doveva far sognare, Obama, non era il compito di questo discorso, quattro anni dopo il sogno e la speranza di Denver. Doveva abbassare l’asticella, piuttosto, armarsi di santa pazienza, faticarsi una per una le constituencies che Jim Messina e i suoi strateghi gli hanno cucito insieme con pazienza, le donne, innanzitutto. Parla da coach, Obama, da fratello maggiore di quello che quattro anni fa accese i cuori democratici. Ora quei cuori li deve riportare alle urne, passando in rassegna i successi di questi anni…

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