Pensieri e dubbi: legge elettorale, primarie e prossimo governo

Pubblichiamo il post di un nostro iscritto: “L’altro giorno mi sono ritrovato a ripensare alle argomentazioni espresse, durante una pizza, da un nostro iscritto sulla spinosa questione della legge elettorale, dove le differenziazioni interne al PD paiono essere se non di divisione ma dal forte contrasto. La sensazione, diceva, sembra essere che la primaria importanza di ridare il voto ai cittadini passi in secondo piano perché prima bisogna guardare all’interno del partito per tutelare le varie espressioni. Da qui le proposte di alcuni esponenti nazionali per formare collegi uninominali piccoli, forse, per accontentare maggiori candidati. Se fosse così penso sarebbe una prospettiva sconvolgente rispetto ai temi che angosciano oggi il paese e i cittadini. Questo metodo mi ha fatto ricordare, tanto per incrementare la carrellata delle diverse espressioni, che anche sul nome del futuro Presidente del Consiglio esistono forti contrasti che non puntano all’indicazione del segretario, come da statuto, a presentarsi al vaglio dei cittadini. Ha voglia Bersani di dire che dobbiamo essere uniti nelle scelte/proposte future per essere credibili alle elezioni dove il cittadino ha il diritto/dovere di conoscere e sapere come e chi governerà il Bel Paese. Ma se questo di per sé non bastasse a creare incertezze si deve aggiungere la questione, tutt’ora aperta, sulle future alleanze e quale programma per sancire l’idea di che paese vogliamo. Oggi Vendola si dichiara in antitesi con le visioni di Casini e viceversa. Vendola vuole Di Pietro, Bersani no. Casini da parte sua lavora, legittimamente, per una “maggioranza” tra moderati, scontenti del PDL, (che non decidono) e rappresentanti dell’imprenditoria per sancire un Monti bis, Bersani invece afferma che ora tocca al PD governare. Domanda: con quale somma di numeri alla data odierna? E con quale programma vista la distanza del come s’intende applicare il “che fare”. Tutto questo poi, dentro una posizione non chiara del PDL: sono o non sono per la grande coalizione, limitazione del danno elettorale? Alfano, per ora, dice no a questa possibilità. Personalmente sono convinto che il “lavorio politico” è quello di sempre, bloccare in tutti i modi un possibile governo dei “progressisti” di centrosinistra proprio perché hanno dimostrato di voler cambiare equamente regole e ordine delle cose. Questo mio dubbio viene confermato dal nascere di quella vecchia ma sempre attuale onda di antipolitica e populismo, pericolosissima stante la crisi economica e di valori. Tutti sono degli arraffoni con eguali colpe per il disastro in cui è stato portato il paese. Avanza la deleteria simpatia nell’avversare tutto ciò che è politica, istituzione, regole, sindacato o organizzazione senza capire che ciò porta solo al prevalere delle oligarchie e dei poteri forti e di un’economia spietata con i più deboli. Purtroppo gli eventi del nostro paese sono stati amaramente segnati dalla condotta populista, ma da essi non ne sappiamo trarre insegnamento. Non a caso E. Scalfari ricorda che “il fascismo nasce da una ribellione contro lo Stato che nasce a sinistra e fu utilizzata dalla destra. Ne venne fuori uno stato totalitario, cioè la negazione della democrazia”. Sconfitto il fascismo fu poi la volta di Guglielmo Giannini che negli anni del dopoguerra, 1944, fondò a Roma il settimanale “L’uomo qualunque”, che facendo leva sul disagio dei ceti medi e della piccola borghesia, suscitò un largo movimento di opinione pubblica, poi sfociato nel partito politico omonimo e che ottenne un notevole successo nelle elezioni del 1946 (32 deputati “qualunquisti”). Anche qui uno scontro durissimo tra destra e sinistra. Ma ancora una volta gli abili conservatori politici e i patentati economici dapprima strizzarono l’occhio al movimento qualunquista dal motto “non rompeteci le scatole”, per poi, trovate le affinità politico/economiche di convivenza con il governo, lo abbandonarono. Fu poi la volta, verso la fine anni ’70, che per fermare la spinta politica in cui il paese chiedeva profondi cambiamenti democratici nella società e nel mondo del lavoro – il PCI raggiunse il 35% dei consensi -, spunta artatamente, non il populismo, ma il tragico periodo del terrorismo di destra e sinistra, sfociato nel barbaro rapimento/assassino di Moro. I’evento mette fine alla stagione del compromesso storico inaugurata dall’incontro tra la DC di Aldo Moro e il PCI di Enrico Berlinguer. Viene indebolita con l’isolamento, anche su pressioni internazionali, la spinta riformatrice dell’allora PCI che aveva sostenuto, anche allora, dopo il vile attentato, il governo di unità nazionale. Alle elezioni vince la coalizione del pentapartito ed inizia il periodo del rampantismo liberista che culminerà con tangentopoli, la caduta dei partiti di quel governo e la nascita del periodo di Berlusconi, che continuerà ad applicare un liberismo senza regole per 18 anni portando, ai giorni nostri, un paese sfibrato nei valori morali, democratici, politici ed economici. Dopo questo disastro il PD si rende responsabile per portare l’Italia fuori dalla crisi sostenendo lealmente il governo tecnico, voluto da Napolitano, facendosi carico pur con qualche correzione dei necessari ma pesantissimi sacrifici a carico del ceto medio e basso. Ancora una volta i progressisti pagano un prezzo alla loro coerenza per mettere al centro della battaglia politica la soluzione ai guai del paese. Ma i demagoghi populisti al grido “sono tutti uguali” puntano a logorarne la credibilità agli occhi dei cittadini disorientati stanchi e sfiduciati anche dalle nostre colpe. L’Italia grazie ai sacrifici è ora sulla strada, pur sempre in salita, nell’evitare il tracollo del paese, ma ecco ritornare con inaudita forza la devastante campagna dell’antipolitica populista e qualunquista verso la parte pensante del paese e le sue più alte istituzioni, Quirinale compreso, sognando magari di condizionare le prossime scelte. Oggi il principale obbiettivo è evitare, con scelte coraggiose, il pericoloso ritorno del becero populismo qualunquista. Preoccupa, in questa fase i silenzi o le voci basse di importanti comparti della società, cultura, imprenditoria, economia. Non vorrei che l’obbiettivo fosse quello di sempre, colpire genericamente la politica per indebolire i progressisti e preparare le condizioni per ritornare al “buon vecchio ordine” degli antichi potentati. Speculare a questa mia preoccupazione è il repentino cambiamento di valutazione sul nostro paese da parte delle agenzie di rating o delle pressioni interne e internazionali oggi deboli ma probabilmente fortissime con l’avvicinarsi della tornata elettorale per impedire l’avanzata del PD. Questo dovrebbero capire quanti oggi remano contro al nostro interno. Nonostante i dubbi espressi voglio rimanere fiducioso sull’intelligenza delle persone e spero che i miei dubbi rimangano solo dubbi sbagliati”.

Maurizio Pozzobon

P.S.: per chi volesse, l’Intervento Bersani di ieri alla Festa Democratica di Reggio Emilia.

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3 thoughts on “Pensieri e dubbi: legge elettorale, primarie e prossimo governo

  1. l’uso smodato del condizionale e del dubbio è stato sempre il punto debole della sinistra.Ciò che sta avvenendo invece non pone dubbi, si sta cercando di smontare la probabile vittoria del pd.D’altonde il partito non ha chiesto di accettare sacrifici(quelli la sx li ha sempre accettati) ma di chiudere entrambi gli occhi di fronte a provvedimenti ingiusti e incivili,come l’aumento indiscriminato dell’età pensionabile,un imu che profuma in vari punti di incostituzionalità, aumenti di tiket indiscriminati, tagli fatti con l’accetta e non una parola sulle sentenze di cassazione ignorate dal governo riguardo la restituzione e l’abolizione dell’iva sulla tarsu.Ovviamente ci sarebbe ancora molto da elencare ma questo può bastare anche perchè questa situazione logorante dura ormai da troppo tempo.Quanto alle primarie le considero solo un’operazione di facciata, un modo per usurare i rapporti interni considerando poi che a votarle va una esigua minoranza degli elettori pd .Un grande partito deve sapere qual’è l’uomo migliore e giusto per vincere.

    • Non entro nel merito delle cose dette da Pozzobon, tuttavia si deve considerare una cosa: se il PD vuole governare o meno. Io penso che abbia una fifa enorme, date le sfide che dal prossimo anno si dovranno affrontare (da gennaio entra in vigore il fiscal compact europeo).

    • Lo smodato uso del condizionale e del dubbio è anche figlio della situazione generale in quanto quello che proponi ora tra un’ora non va più bene per mille e svariate situazioni politiche economiche sociali e via dicendo. Sono d’accordo invece che in ogni situazione il PD deve dare l’indicazione di soluzione e su questa ricercare la necessaria mediazione. In democrazia funziona così.
      Sui sacrifici non è che siano stati chiusi gli occhi, il PD ha dovuto sobbarcarsi il peso di una responsabilità enorme in quanto il paese si trovava a brevissimo termine di non poter pagare stipendi, pensioni e servizi. Questa è l’amara verità. Non a caso il PD dice oggi che oltre al rigore, purtroppo ancora necessario, bisogna parlare di crescita, lavoro, diritti, ugualianza aiuto ai più deboli con il recupero di risorse provenienti dall’evasione, tassando le grandi rendite finanaziarie e mettendo in sesto la macchina e i conti pubblici attraverso la riorganizzazione l’eliminazione degli spechi e dei doppioni. Sulle primarie dissento sulla questione di sola facciata perchè è un grande fatto di democrazia vedi i risultati delle ultime dove i candidati del PD sono rimasti al palo. Infine l’uomo migliore per il PD c’è ed è Bersani che ha a il coraggio di mettersi veramente in gioco. Pochi altri politici lo fanno.

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