“Cosa resta dell’Occidente”

“Occidente è per Rusconi ricerca di razionalità. La ragione può deformarsi in mostruosità, imperialismo e genocidio nazista, che l’autore ci invita a non candeggiare con l’ipocrisia del «non sono la nostra identità», ma a studiare come cellule tumorali del nostro genoma. Ma infine, scrive Rusconi, «non possiamo… congedarci dall’Occidente perché siamo noi l’Occidente, ce lo portiamo dentro, anche nelle narrazioni del suo tramonto o declino che alimentano, da oltre cent’anni, una redditizia letteratura». Capire «l’essenza dell’Occidente» significa – e qui Rusconi è consapevole del post moderno pur non facendosi catturare dalle sue Sirene – narrarla. Citando il sociologo americano Bellah, Rusconi conclude: «Narrare è più che fare letteratura: è il modo in cui capiamo le nostre vite; la narrativa non è irrazionale… ma non può essere derivata dalla sola ragione. La cultura mitica (la narrativa) non è una sottospecie della cultura teoretica, né lo sarà mai. È più antica della cultura teoretica e rimane sino ad oggi una via indispensabile per relazionarsi al mondo».

In un saggio dove gli «indignados» e la difficoltà della loro protesta convivono con Zarathustra e Confucio, Rusconi invita il lettore a non cadere nelle trappole degli schemi, Pro/Anti, Pre/Post, Noi/Loro, che pure tentano teorici formidabili da Lewis a Fukuyama e Huntington. La caduta nel nichilismo, che scienza, tecnica, politica e società occidentale rischiano se scambiano la laicità per riduzione del mondo a materialismo e consumismo, è contrastata da Rusconi con una ponderata e non pessimista rivendicazione dei limiti e della potenza della ragione umana, chiave d’Occidente.

Portandovi a ragionare di Islam e modernità, scienza e anima, libertà e determinismo biologico, guerra umanitaria e neocolonialismo globalizzante, Rusconi dialoga con Ratzinger e Berlin, il Papa e un filosofo, con fiducia che ragione, fede e storia non siano perdute nel terzo millennio. Senza volere imporre l’Occidente a «valore universale», Rusconi non è però timido nel suggerire che ragione, verità, fede, democrazia, ricerca libera, spiritualità, parte della migliore «essenza occidentale», restino imprescindibili componenti per le civiltà a venire (Gianni Riotta, su La Stampa)”.

Gian Enrico Rusconi, Cosa resta dell’Occidente, Laterza, €19, pag. 296

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