Il Pd comunale sulle primarie di coalizione

Documento della Direzione comunale del PD di Venezia discusso e votato il 27 settembre 2012 sulle primarie di coalizione:

La Direzione comunale del PD di Venezia chiede che l’Assemblea nazionale del 6 ottobre, nell’affrontare la costruzione delle regole per le primarie aperte per la scelta del candidato dei progressisti e democratici italiani alla guida del Paese:

  1. espliciti la deroga all’art. 3 dello Statuto chiesta dal Segretario nazionale nel senso che il PD può avere altri iscritti che si presentano alle primarie di coalizione e quali requisiti di rappresentatività questi devono rispettare;

  2. dia indicazione affinché, in caso di più candidature derivanti dalla deroga all’art. 3 dello Statuto, tutti i candidati iscritti al PD inseriscano nel loro materiale di promozione elettorale il simbolo del partito;

  3. ponga la Carta d’Intenti proposta dal Segretario nazionale quale documento al quale i candidati devono aderire e del quale devono promuoverne i contenuti;

  4. istituisca l’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori al quale potervi aderire anche on line ma precedentemente alla consultazione elettorale (primarie);

  5. ponga un tetto di spesa per la campagna elettorale dei candidati alle primarie.

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3 thoughts on “Il Pd comunale sulle primarie di coalizione

  1. Premetto che ho molto apprezzato la decisione non richiesta del Segretario Bersani di rimrttersi in gioco rinunciando al diritto di essere l’unico candidato del PD alle primarie di coalizione.
    Per me poteva essere tranquillamente il candidato unico del PD.
    Ritengo però abbia sbagliato a pubblicizzare tale decisione alcuni mesi prima della riunione dell’Assemblea Nazionale convocata per il 6 ottobre per la necessaria modifica dello Statuto e per la definizione delle Regole, con la conseguenza che alcuni iscritti hanno gìà avanzato la loro candidatura iniziando la propria “campagna elettorale” con l’apparizione anche in alcune trasmissioni televisive, pur in assenza di regole per le candidature e per lo svolgimento delle primarie.
    Ciò detto trovo limitativo e di parte rispetto alle forze in campo il documento della Direzione Comunale; in particolare non condivido i punti 2) e 3) per questi motivi.
    punto 2) – per quali ragioni un candidato PD alle primarie di coalizione dovrebbe aderire e promuovere i contenuti della Carta di intenti proposta dal Segretario Nazionale, che è anche candidato, senza poter esprimere le proprie idee sui vari temi, le quali potrebbero anche essere differenti? Forse si vuole “ingessare” la competizione incanalandola in un unico binario?
    Visto che non esiste alcun documento concordato con potenziali alleati (quali?), perchè i candidati non dovrebbero avere tutti le stesse prerogative e libertà di proposta?
    punto 3) – qual’è il senso dell’istituzione di un Albo pubblico degli elettori da aderirvi anche on-line prima delle primarie se non quello di circoscrivere e limitare la partecipazione degli elettori?Non abbiamo sempre parlato di primarie aperte? Questa è una novità assoluta rispetto alle precedenti consultazioni, nelle quali bastava che gli elettori partecipanti sottoscrivessero al momento del voto la Carta dei valori e versassero il contributo richiesto. Questa proposta non è forse un modo per “ingabbiare” la consultazione?
    Queste indicazioni manifestano un punto di debolezza, quasi il timore che il candidato Bersani non ce la possa fare , per cui bisogna porre dei vincoli in modo da contenere le potenzialità degli altri candidati. Se dovessero passare queste modalità non potremo più parlare di primarie aperte e democratiche
    Angelo Ghezzo – Circolo PD Lido e Pellestrina

  2. Trovo anch’io delle stranezze.
    Mi pare si stia parlando di primarie di coalizione: significa che i partiti della coalizione dovrebbero innanzitutto metter giù un programma comune condiviso (sintetico quanto si vuole, e da arricchire con le proposte ed il taglio politico/personale dato dai diversi candidati): non vedo perciò il senso di impegnare (inchiodare) il Partito (il nostro) sulla proposta (anche se ottima) del nostro Segretario, mi pare che sia poco diplomatico verso gli altri partiti.
    Quanto all’albo degli elettori, nei termini proposti mi pare cosa più appropriata per delle primarie di partito piuttosto che di coalizione. e avrebbe senz’altro un effetto deprimente sulla partecipazione.
    E il tetto di spesa non è l’unica garanzia di democraticità, contano anche le risorse non economiche ma di posizione e strutture a disposizione; mi sentirei più garantito, nel caso di più candidati di partito dal fatto che questo mettesse equamente le proprie strutture a disposizione di tutti.
    Infine sono curioso dei motivi per cui non sono stati approvati gli ultimi due punti proposti: il punto 7 mi pareva del tutto un’ovvietà, ma evidentemente sbagliavo visto che è stato cassato ! il punto 6 invece apriva uno scenario nuovo, più interessante, e – dunque – è stato bocciato !
    Mah.
    Marco Zanetti

  3. Rispondo in qualità di membro del Comitato per Matteo Renzi. Tralascio la discussione sulle primarie di coalizione che, lo ripeto ancora una volta, non hanno senso, né in un sistema proporzionale – anche corretto come il porcellum -, né in un sistema maggioritario: nei paesi in cui si svolgono primarie, non esistono primarie di coalizione, ma sono sempre e soltanto primarie di partito – aperte o chiuse -. disponibile al confronto sulla questione.
    Concordo con Angelo quando dice che da statuto il candidato doveva essere Bersani, che poi ha deciso di mettersi a disposizione per le primarie, ben conscio del traino elettorale che queste esercitano e della necessità di una ri-legittimazione. Nel momento in cui il segretario però dice di voler fare le primarie, si scatenano i tentativi di ingessarle, e questo documento comunale si immette sulla scia di molti altri tentativi a vario livello: sia la questione dell’albo degli elettori, sia la questione della carta di intenti, sollevate dal comunale, sono un modo per rendere le primarie meno aperte, meno partecipate e meno interessanti.
    La questione dell’albo: sono anni che se ne parla, senza trovare un accordo. E con delle buone ragioni: tralasciando gli iscritti al partito, molti degli elettori del PD o del centrosinistra potrebbero non volere essere registrati, lo stesso discorso vale per persone, magari deluse, e che vogliono partecipare alle primarie, pur in passato avendo votato per il centrodestra. L’albo ha senso se lo fanno anche gli altri partiti (come accade negli Stati Uniti): che sia il PD il solo a fare l’albo degli elettori significa mettere un freno alla partecipazione. E nel passato il PD ha sempre fatto primarie aperte, con pagamento obolo e firma di un documento dei valori: a me sembra la strada più sensata e quella che esclude meno. E visto che Hollande sembra essere diventato il nuovo maitre-à-penser del PD, le primarie socialiste per la scelta del candidato presidente erano aperte, con pagamento obolo e sottoscrizione di una dichiarazione di due righe: nessuna registrazione.
    Per quanto riguarda la carta di intenti, si dice in continuazione che le primarie non sono uno scontro di leadership – perché non dovrebbero essere anche questo? – ma i candidati si dovrebbero confrontare sui contenuti. E nel momento in cui i candidati delineano i propri contenuti – perché Renzi lo ha fatto, nonostante la vulgata, e ha detto molte più cose di quante ne dica Bersani (leggete http://bit.ly/VXW5Rj) -, con questa storia della firma preliminare della carta di intenti, si riporta la competizione allo stato di “concorso di bellezza”: perché è evidente che se tutti i candidati firmano quel documento – che non è neutro, ma è espressione della segreteria – la competizione dovrebbe svolgersi solo sulla capacità di leadership.

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