Il PD, la scuola e i servizi essenziali per la non autosufficienza

La crisi finanziaria ha ulteriormente eroso le risorse per due settori fondamentali della vita pubblica. Settori che hanno da sempre costituito punti di forza della politica del Partito Democratico e che dovranno esserlo anche in futuro.

Mi riferisco alla scuola pubblica ed ai servizi essenziali per la non autosufficienza.

In quest’ultimo campo, i tagli del governo alle regioni hanno portato il Veneto a non avere praticamente più soldi per i soggetti non autosufficienti – ad esempio per i Centri Educativi Occupazionali o i finanziamenti Vita Indipendente -.

Ricordo che solo nel 2009 la nostra regione disponeva di un fondo di 721 milioni di euro.

Prossimamente in Consiglio Regionale, verrà portata la proposta dell’Assessore Sernagiotto di far pagare un ticket per l’assistenza ai disabili in base alla dichiarazione ISEE. In queste poche righe, non si intende discutere sulla validità o meno di tale proposta, che ha comunque il netto rifiuto delle associazioni quali Anffas. Ci si augura che in ogni caso, tali servizi per l’assistenza siano mantenuti, magari con risorse reperite in bilancio o perché no, con una rimodulazione della addizionale Irpef.

La lenta agonia della scuola pubblica ha origini lontane e non ascrivibili solamente alla “riforma” Gelmini.

L’articolo 3 della bozza del Piano di stabilità 2013 proposto dall’attuale Ministro della Istruzione, appare come l’infausta goccia che fa traboccare il vaso, cioè un settore già stremato da mancati rinnovi contrattuali – bloccati dal 2009 -, tagli di fondi, di personale, mancati recuperi di scatti di anzianità, pur promessi.

La bozza del Piano Stabilità proposta in forma di disegno di legge – fortunatamente – propone: la riduzione al 50% dei contributi per chi usufruisce della legge 104/92 (assistenza familiari disabili) che fa il paio con quanto sopra, l’eliminazione della vacanza contrattuale (13 euro in busta paga) e l’allargamento a 24 ore settimanali dell’orario di lavoro dei docenti.

Bene ha fatto il segretario Bersani a ricordare che ciò significa assestare forse una botta definitiva all’aspirazione di molti docenti precari ad avere un lavoro. Bersani ha stimato una perdita di 6000 cattedre, ma forse il numero è maggiore.

Questo è l’aspetto fondamentale della vicenda, qui mi permetto invece alcune considerazioni di ordine sindacale.

Primo: la pessima abitudine (inaugurata con il precedente Governo) di legiferare in deroga ai Contratti Nazionali di categoria e soprattutto di non sottoporre alle Organizzazioni Sindacali alcun testo. La difficile situazione economica che pur esige tagli della spesa pubblica, non giustifica procedure di questo tipo.

Secondo: l’estensione dell’orario di lavoro a 24 ore dei docenti, con copertura di supplenze brevi in altri classi, non scandalizza, sia tenuto conto che già esiste per le scuole elementari e di primo grado, sia considerato che in molti paesi europei, l’orario complessivo risulta essere di 37 ore.

Quello che sconcerta è la contropartita offerta, che prevede 15 giorni di ferie in più da usufruire.

Questa è una cosa irritante, che non sia tempo di investimenti per la scuola – c’è mai stato? – lo si è capito da tempo e si è pure capito che il senso di questo eventuale provvedimento, è nel risparmio di somme altrimenti destinate al personale precario e magari da investire nella edilizia scolastica.

Ciò che non si comprende è la pretesa di aumentare le ore lavorative senza pagare alcuna contropartita in denaro.

Almeno la reintroduzione degli scatti di anzianità, la vacanza contrattuale, un adeguamento più sostenuto all’inflazione, la prospettiva di un rinnovo del contratto potrebbero costituire una contropartita minima… senza avventurarsi in pur legittime richieste di aumento stipendiale.

La celebre frase “ma dì qualcosa di sinistra” di Moretti che, a volte, si indirizza al nostro Partito, deve tradursi in una forte difesa della scuola pubblica e di tutti i servizi sociali.

Oltre ad essere sicuramente di “sinistra”, riteniamo che queste tematiche, devono essere definite con forza ed espresse con chiarezza. Riconoscere il Partito Democratico anche attraverso la difesa della scuola e dei diritti delle persone, non potrà che giovare prima allo società civile e quindi alla partito stesso.

Stefano Reggio

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One thought on “Il PD, la scuola e i servizi essenziali per la non autosufficienza

  1. e come non essere d’accordo, il punto è come evitare tutto ciò.Le incongruenze(+ produttività intesa solo come +ore lavoro quando il vero problema è che si lavora male perchè non ci sono investimenti) non consentono più di sostenere l’attuale governo da cui è necessario prendere, con garbo, le dovute distanze altrimenti davvero i nostri elettori o non voteranno o andranno con i grillini, a cui sarà molto facile quando sarà il momento presentare il conto di certe incoerenze.Vorrei però spendere una parola sulla grande truffa(e qui ahimè, in qualcosa il sindacato è responsabile) della vacanza contrattuale.Pagando 13 euro al mese le aziende possono tranquillamente portare avanti per anni situazioni di stallo, non solo, è ormai prassi che, poniamo dopo 2 anni, si firmi un contratto solitamente intorno ai 50 euro mensili , la trance erogata per gli arretrati dovrebbe essere di 1400 euro(lorde),28 mensilità….ma in quale contratto una cifra così è stata mai pagata?non certo nel mio di autoferrotranviere, si prende la metà circa e a questo punto si detrae,questa volta per intero la vacanza contrattuale cioè 364 euro, alla fine si prende la metà della metà …meno un terzo di tasse.Pertanto in tasca dopo 2 anni di inflazione e aumento della pressione fiscale resta pochetto, e poi vale la pena per 13 euro dare un alibi a chi sciacalla sui lavoratori? Mitzy

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