Four more years!

Il presidente Barack Obama stasera non ha solo ottenuto la rielezione. La sua vittoria segna il trionfo irreversibile di un nuovo 21° secolo in America: multirazziale, multietnica, globale nelle prospettive e tesa a superare secoli di tradizioni razziali e sessuali, civili e religiosi.

Obama, il figlio meticcio delle Hawaii – e del Kansas, dell’Indonesia, di Los Angeles, New York e Chicago – ha vinto la rielezione, in buona parte, non solo perché ha incarnato, ma perché ha parlato per la Nuova America, come ha fatto il Partito Democratico di cui è a capo. La sua coalizione vittoriosa ha parlato per lui: una buona fetta del voto bianco (circa il 45 per cento in Ohio, per esempio), il 70 per cento o giù di lì del voto Latino in tutto il paese, secondo gli esperti, il 96 per cento della comunità afro-americana e una grande proporzione di americani asiatici e delle isole del Pacifico.

Il partito repubblicano, invece, è stata ridotto ad un rump parliament (ndt, un parlamento distaccato dal legittimo parlamento) del tradizionalismo caucasico: bianco, sposato, frequenta la chiesa – per semplificare eccessivamente. “E ‘una catastrofe”, ha detto lo stratega repubblicano Steve Schmidt. “Questa è, questa dovrà essere, l’ultima volta che il partito repubblicano cerca di vincere in questo modo.”

Il GOP ha scelto come suo alfiere Mitt Romney, la cui chiesa mormone fino agli ultimi decenni discriminava ufficialmente i neri. La sua campagna ha fatto sforzi minimi e poco seri per entrare in contatto con gli elettori ispanici, e Romney si è fatto male da sé prendendo posizioni di estrema destra in materia di immigrazione durante le primarie. Non ha fatto alcuno sforzo nella comunità nera.

Obama è riuscito a farcela non solo dal punto di vista razziale ed etnico, ma in termini di stile di vita. Gli analisti lo hanno preso in giro, e i Repubblicani lo hanno deriso, perché ha focalizzato la sua campagna elettorale su fette demografiche e sociali degli elettori relativamente minori, tra cui gay e lesbiche. Ma il messaggio era per il futuro, non per il passato americano.

I numeri del censimento racconta la storia degli Stati Uniti. Nel primo decennio del nuovo millennio, gli asiatici-americani sono aumentati del 43,3 per cento, la popolazione afro-americana del 12,3 per cento, la comunità Latino del 43 per cento – e la popolazione bianca appena 5,7 per cento.

A dire il vero, il presidente ha vinto anche a causa della sua posizione su questioni come riforma sanitaria, la regolazione di Wall Street, il piano di salvataggio del settore auto, tra le altre cose. Ma la sua vittoria è qualcosa di più: l’idea che siamo tutti sulla stessa barca come società, non importa chi siamo o come viviamo le nostre vite.

Ho visto questa nuova America al cuore dello sforzo per la rielezione di Obama, nei loro uffici della campagna elettorale. In un ufficio in Virginia, ad esempio, il responsabile della campagna locale era un pakistano-americano, i volontari erano di ogni razza e, sullo sfondo, la gente che gestiva le iscrizioni erano Ispanici, e l’evento per cui stavano lavorando era un concerto di Bruce Springsteen.

Howard Fineman

Qui trovate il discorso della vittoria di Obama. E qui, parziale, il “concession speech” di Romney, bellissima tradizione americana con cui lo sconfitto riconosce la vittoria e ri-crea l’unità del paese, dopo il periodo elettorale.

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