LA RISPOSTA ALL’ELETTROLUX VIENE DALL’AMERICA

COME LA WHIRLPOOL “DELOCALIZZA” IN ITALIA

Tratto da Linkiesta: di Fabrizio Patti

Mentre la Elettrolux, multinazionale dell’elettrodomestico cerca di tagliare i costi e de localizzare in Polonia, alla ricerca di un salario medio di 7,4 euro netti all’ora contro i 24 dell’Italia, la principale concorrente, la Whirepool, sceglie una strategia totalmente diversa, chiudendo uno stabilimento Svedese per trasferirne la produzione a Casssinetta (Varese) in Italia: ma come è possibile?

Per dire la verità scioperi e fiaccolate sono avvenute anche qui, ed oggi gli operai lavorano con un contratto di solidarietà al 60 per cento degli stipendi (il 70% con i contributi dell’Inps), appena rinnovato per un anno. Dopo i mesi di tensione per l’annunciata (e in parte già attuata) chiusura della fabbrica di Trento e le uscite forzate decise nel tempo per gli stabilimenti di Siena, Napoli e della stessa Cassinetta, oggi l’aria è già più tranquilla.

La crisi del settore si sente eccome, soprattutto in Europa dove i ricavi sono in discesa del 9,2%, per 1.245 miliardi di Euro annui, al contrario del resto del mercato mondiale che continua ad andare abbastanza bene (fatturato di 18 miliardi di dollari, in discesa del 2%, e utile di oltre 400 milioni di dollari). Il risultato operativo è stato negativo per 40 milioni di euro, contro i 5 dell’anno prima e la perdita netta è stata di 38 milioni (14 nel 2011). Il patrimonio netto è sceso in un anno da 92 a 53 milioni di euro. A dir la verità l’area Europa nel 2013 dei segnali di ripresa li ha dati, tanto che nel terzo trimestre 2013 i ricavi sono cresciuti di ben l’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Ma guardando le aspettative a venire sulla domanda, il report 2012 non lascia dubbi: crescita tra il 3 e il 5 per cento in America Latina e Asia, poco meno in Nord America e uno 0% di crescita prevista in tutta l’area di Europa, Medio Oriente e Africa. Nel documento del terzo trimestre 2013 la previsione scende al -2 per cento (si veda il documento qui sotto).

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L’ingresso dello stabilimento Whirlpool a Cassinetta, Varese

 Perché allora viste queste premesse e altri esempi negativi, il costo del lavoro, così importante per l’Electrolux, per la Whirlpool non risulta prioritario? La risposta ha a che fare con una strategia globale che lascia spazio per la progettazione anche a livello regionale, con una divisione delle produzioni che assegna quelle di fascia medio-alta in Italia (o almeno quelli a Varese), con un metodo di produzione più efficiente che ha avuto l’avallo dei sindacati e, per una volta, anche con un ruolo delle istituzioni, almeno a livello regionale, più presente del solito. Il caso Whirlpool non ha lezioni semplici da impartire ai casi simili italiani, ma ha diversi spunti che sarebbe bene non lasciare nel dimenticatoio.

Il problema riguarda tutto il comparto degli elettrodomestici ed è a sua volta legato al crollo dell’immobiliare. Scendono i volumi complessivi, si compra solo per necessità di ricambio, cercando di acquistare i prodotti più economici. In questo quadro «oggi sono molto più avvantaggiati i Paesi che copiano le idee e che hanno costi del lavoro minori», dice Mario Ballante, segretario provinciale della Fim di Varese, che ha seguito da vicino gli accordi più recenti della Whirlpool. «Per fortuna non è sempre detto che sia così. Noi abbiamo sempre detto che non c’è solo il prezzo che fa il mercato, ma anche le idee. La Whirlpool stessa per concorrere sul prezzo produce in Polonia e in Asia. Ma l’azienda sta anche lavorando a un’idea diversa, cioè che una fetta di consumatori rilevante preferisce avere una cucina integrata, dove tutto funzioni. È il concetto di elettrodomestici a incasso, o built-in, che hanno prezzi superiori ma che possono avere un mercato anche in Italia e nell’Europa occidentale».

Già oggi lo stabilimento di Cassinetta produce per lo più elettrodomestici a incasso, soprattutto forni e frigoriferi (ma non più la linea a due sportelli, side by side), mentre la produzione degli equivalenti prodotti a libera installazione avviene per lo più nel vicino o estremo Oriente. Trento aveva una produzione simile a quella di Varese, e questa è una delle ragioni che hanno portato alla sua dismissione, dato che Cassinetta è stato eletto a hub dell’incasso. Gli stabilimenti di Siena e Napoli hanno invece vocazioni diverse, dato che vi si producono rispettivamente congelatori e lavatrici.

Per realizzare i nuovi modelli sono necessari investimenti. E «da questo punto di vista Whirlpool è sicuramente in vantaggio rispetto a concorrenti come Indesit ed Electrolux – aggiunge Ballante -, essendo presente come leader nei mercati di Nord e Sud America e facendo profitti in Estremo Oriente. Dopo 2-3 anni di perdite nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), la società ha preso la decisione di provare a fare dei forti investimenti. L’idea è che se nel giro di qualche anno la cura funziona e l’area tornerà in utile, andrà bene così. Altrimenti cominceranno i tagli veri». Gli investimenti, secondo l’azienda, sono di circa 250 milioni di euro nel periodo 2013-2016.

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 Il modello Toyota a Varese

Non che l’azienda abbia messo sul piatto i soldi senza chiedere niente in cambio. «La produzione di nuovi modelli si può fare solo a fronte di una forte riduzione dei costi – prosegue il segretario Fim di Varese -. Innanzitutto con un minor numero di stabilimenti, abbassando quindi i costi fissi. In secondo luogo efficientando le produzioni. Lo scorso dicembre a Cassinetta abbiamo siglato un accordo di competitività, su tre punti: contenimento dei costi superflui, una migliore organizzazione con il sistema Wps (Whirlpool Production System, ispirato al modello Toyoya, ndr) e la flessibilità». Quest’ultima significa facilità nella mobilità interna del lavoratore, sulle diverse linee, e flessibilità di orari, a seconda dei picchi o cali della domanda. Da questo punto di vista, aggiunge Ballante, «in Italia c’è un sistema che ha costi sociali enormi: si usa lo straordinario per i picchi di produttività e la cassa integrazione per i cali; in altri Paesi semplicemente non si lavora nei momenti di calo e si lavora di più nei picchi. È un ragionamento impopolare tra i lavoratori, ma che va fatto».

I sindacati

Sul fronte della Fiom la musica è diversa. «Alla domanda se l’operazione della Whirlpool è una buona notizia, rispondo di no – dice Stefania Filetti, segretario provinciale della Fiom di Varese -. Da un punto di vista miope e localistico dico sì, ma prosegue il piano di Whirlpool di accorpare le produzioni: è un bene per la Whirlpool ma è un male dal punto di vista sociale, dato che fa il paio alla chiusura di Trento».

Sul Wps, che ricorda il Wcm, o World class manufacturing, attuato da Marchionne alla Fiat, la risposta è però meno dura: «Il lean manufacturing è una cosa positiva se si fa con il coinvolgimento vero dei lavoratori e il rispetto vero del contratto nazionale di lavoro. Qua siamo all’interno delle regole. La Whirlpool ha accettato le critiche e gli stop motivati da verifiche sull’ergonomia e sullo stress. Le ore di flessibilità concordate sono per esempio 64 all’anno, nulla di paragonabile con quanto fatto da Marchionne alla Fiat».

 Niente Polonia: le ragioni del management

Sono quattro, spiega il management, i motivi che hanno portato la società a fare un piano industriale che prevede di lasciare una parte consistente del lavoro in Italia. «Il primo è la scala: Cassinetta è un sito di grandi dimensioni, dove alla fine delle operazioni di ristrutturazione saranno prodotti due milioni di pezzi. Il secondo motivo è che ci sono anche 500 ingegneri (su 2.500 dipendenti totali, ndr) di 27 nazionalità, che svolgono attività anche su scala globale e hanno competenze per ottenere innovazione di prodotto e di processo». C’è poi la questione del «posizionamento fondamentale rispetto all’Europa centrale. Gli elettrodomestici a incasso sono un prodotto complesso, con molti codici. Se la produzione fosse lontana, molti più prodotti dovrebbero stare nei magazzini». L’ultimo “driver” è forse il più importante: «abbiamo fatto un grande sforzo con il “lean manufacturing”, che ci ha permesso di eliminare gli sprechi e di essere più efficienti, nonostante il costo del lavoro». Su questo punto, Castiglioni precisa che la manodopera pesa per il 15-20% sui costi di produzione, a seconda dello stabilimento (nel bilancio Emea è in totale il 18%, ndr). Il costo della trasformazione pesa complessivamente per il 25% e una delle componenti principali, l’energia, «non è penalizzante in Italia rispetto ad altri Paesi», a dispetto degli allarmi delle associazioni di categoria. Uno dei motivi è che nel sito di Cassinetta è stato installato un grande impianto di cogenerazione, che ha anche ridotto l’impatto ambientale.

 Il protocollo con la Regione

Quale ruolo per le istituzioni? Anche se non certo determinanti, almeno a livello locale le istituzioni hanno potuto dire la loro, attraverso un protocollo d’intesa con la Regione Lombardia siglato nell’ottobre 2013 « che comprende delle linee guida per supportare la competitività, sui fronti della ricerca e sviluppo, della formazione, delle infrastrutture e soprattutto della semplificazione amministrativa».

L’accordo per ora pare non sia dettagliato su punti chiave, come il taglio dell’Irap o il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo. Su quest’ultimo punto lo scoglio è che il tema è già regolato da una legge nazionale, giudicata però troppo poco selettiva. Di sicuro c’è che la Regione guidata da Roberto Maroni finanzierà, assieme alla Provincia di Varese, la formazione dei lavoratori che torneranno in azienda dopo un periodo di mobilità. Saranno anche finanziate le reti d’impresa, per esempio tra la Whirlpool e alcune delle 50 aziende dell’indotto (che hanno circa 3.000 dipendenti). Questo dovrebbe anche facilitare le partnership con le università. Il capitolo infrastrutture prevede nuovi collegamenti, soprattutto su rotaia, da sviluppare con Rfi. È poi previsto lo sviluppo di un programma di welfare aziendale. Infine c’è il punto che ai manager della Whirlpool pare il più importante: una semplificazione normativa che, spiega De Angelis, «non vuol dire solo ridurre i tempi la concessione di un’autorizzazione, ma è innanzitutto un modo che l’amministrazione ha di dialogare con l’impresa. Si va oltre il bando e si ha un rapporto diretto tra amministrazione e impresa, parlando lo stesso linguaggio».

ADDIO MICHELE LIGUORI

IL VIGILE CHE HA COMBATTUTO LE ECOMAFIE

Parafrasando un famoso fumetto “era l’eroe di cui avremmo avuto bisogno, ma che l’Italia non si meritava”. Il condizionale è d’obbligo per la storia di Michele Liguori, perché se i cittadini dell’ormai tristemente nota ”terra dei fuochi” di eroi del genere ne avrebbero estremo bisogno, è pur vero che in troppi, le autorità in primis, proprio non se lo sarebbero meritato. Di eroico questa storia non avrebbe proprio nulla, se non fosse che ciò che per Liguori (e per voi lettori, non ne dubito) era normale e giusto, in quelle terre, diventa straordinario: perché per lui quello non era altro che il suo lavoro, fatto con coscienza e dedizione, comportamento che l’ha relegato alla solitudine. Unico componente della sezione ambientale di Acerra, epicentro del disastro, mal sopportato dai suoi superiori, viene addirittura retrocesso a semplice apri porta perché “troppo zelante”, ricordando tristemente il famoso vigile di Alberto Sordi.

Nessuno, tuttavia, può tenerlo lontano dal suo dovere e dalla sua terra, alla quale torna, fino a ché solo il male, due tumori alla pancia, non riesce a fermarlo. Solo la famiglia resta a piangerlo; ricorda la moglie, al giornalista de “La Stampa”, «Un giorno è tornato con le suole che si squagliavano sul pavimento della cucina non so dove avesse camminato, ma le scarpe erano letteralmente in decomposizione. Un’altra volta ha perso la voce all’improvviso. Certe notti lo annusavo sconcertata, trasudava odore chimico, puzzava di pneumatici bruciati».

Ma le sue indagini resteranno inutili, l’accusa ai responsabili del disastro ambientale compiuto ad Acerra, i fratelli Pellini, è caduta in prescrizione. Stessa sorte per il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Curcio, comandante della «locale stazione», condannato in primo grado, ma ormai prossimo alla prescrizione in appello; lui che per tutti questi anni ha insabbiato ogni accusa, stilando di suo pugno i verbali e avvisando i colpevoli di ogni controllo. Ma nel paese in cui chi sbaglia non paga non c’è posto per chi non ci sta, come gli unici due operai dell’impresa di smaltimento fanghi, che per aver avuto il coraggio di raccontare con quali sostanze preparassero il cemento: «sono stato massacrato di botte, ho il cancro. Ho paura per me e per i miei figli» racconta uno dei due al giornalista, prima di cacciarlo malamente.

Si dice che un paese senza storia sia un paese senza futuro, a testimonianza di ciò, i rifuiti che riempiono addirittura il parco archeologico: le fosse comuni dei guerrieri sanniti, così come la tomba di Scipione l’Africano qualche chilometro più in là. Amianto, materiali gassosi che innescavano fiammate improvvise, liquami delle industrie del Nord, a testimoniare come le colpe siano davvero troppo diffuse. Il futuro quella terra non lo avrà mai, solo all’Asl locale le richieste di esenzione ticket per soggetti affetti da patologie neoplasistiche maligne sono incrementate del 34,1 per cento in tre anni. Ad Acerra dalle 427 nel 2009, si è saliti a 774 nel 2012, un incremento dell’ 81,2%. Nel sangue di una delle vittime, come racconta il responsabile del reparto di oncologia locale, il dott. Antonio Marfella, da analisi fatte in Canada, per la carenza di laboratori locali, livelli di diossina 400 volte oltre il consentito. Nulla è ancora stato fatto, «mancano i soldi per la bonifica» denuncia il locale Sindaco Lettieri, senza ricordare però che quei soldi, la locale impresa di smaltimento rifiuti li ha presi eccome, senza mai muovere un dito.

Alla fine Liguori ce l’ha fatta, perché con la sua morte, solo con essa, l’intero paese ha saputo quello che lui ha gridato per anni, facendo finalmente conoscere a qualche persona in più il destino di Acerra. All’alba di lunedì 20 gennaio la vita di Liguori si è infine spenta, a fare male sono le sue ultime parole al giornalista della Stampa, quel se «tornassi indietro, non lo so se lo rifarei» ennesimo schiaffo a tutta la gente onesta, e alla sua vita per prima.

Mauro Seggi

Piano di Recupero dell’area del Palazzo del Cinema e del Casinò al Lido di Venezia: Adozione.

Con la deliberazione di Giunta Comunale n. 679 del 13/12/2013, è stato adottato il Piano di Recupero dell’area del Palazzo del Cinema e del Casinò al Lido di Venezia.

La delibera e tutti gli allegati riguardanti tale Piano sono consultabili all’indirizzo http://portale.comune.venezia.it/delibere-di-giunta digitando, nella casella di ricerca in alto a sinistra della pagina, le informazioni 679 2013 .

Il PD per la difesa della qualità dei trasporti pubblici a Lido e Pellestrina (aggiornamento)

Ieri 16 gennaio 2014 il gruppo PD ha proposto al consiglio di Municipalità di Lido, durante la discussione sulla riorganizzazione del girocittà, una sospensione della delibera in oggetto. Infatti, nei tre appuntamenti istituzionali convocati per l’illustrazione e discussione della proposta di modifica degli orari del servizio acqueo da e per Lido e Pellestrina,  sono stati ancora troppi i punti non chiari:
-la reale necessità di estendere il servizio della linea 6 anche di domenica e nei festivi;
– l’allungamento considerevole dei tempi di percorrenza e la minore frequenza delle linee 51/52; 
-le coincidenze con il servizio automobilistico, tema delicatissimo in special modo  per le parti del territorio più lontane quali Malamocco, Alberoni e Pellestrina, e a tale proposito va assolutamente chiarito l’annunciato adeguamento degli orari dei bus al nuovo servizio acqueo ( la riorganizzazione del giracittà non può essere pretesto per altri tagli al servizio terrestre); 
-la mancanza di chiarezza sui costi economici dell’operazione in quanto la documentazione in visione  alla commissione è sempre stata fornita incompleta ed in ritardo. Se, come pare certo, il risparmio economico dovesse essere quantificato tra i 500.000 e i 750.000 euro, non è ancora chiaro se questo verrebbe reinvestito nei servizi di trasporto del nostro territorio, per esempio prolungando la linea 20 fino al Lido.
-il fatto che la proposta sia stata fatta con la politica del prendere o lasciare (non è stata data possibilità alla municipalità di emendare la proposta) .
Siamo invece sicuri che qualsiasi scelta in termini di orari di navigazione, in accordo con le rappresentanze  istituzionali locali, dovrà essere assolutamente modificabile e reversibile.
 
Venendo allo specifico dell’ultima proposta, il gruppo PD  ha comunque valutato  positivamente in prospettiva:
– la riduzione dei tempi di percorrenza della linea 6 da 33 a 29 minuti ed il prolungamento della stessa alla ferrovia;
-il prolungamento orario del collegamento  Lido- Ospedale Civile dalle attuali 20.30 alle 00-30 (anche se tale servizio potrebbe essere svolto con notevoli minori risorse in convenzione con Alilaguna).
 
Constatato però che la maggioranza di centrodestra non era favorevole alla sospensione ( a riguardo avevamo presentato un ordine del giorno) ma avrebbe votato favorevolmente alla delibera in cambio di vaghe assicurazioni sulle criticità emerse dal dibattito, il gruppo PD ha votato contro. Ciò premesso, siamo comunque disponibili in qualsiasi momento a valutare modifiche che andranno verificate con gli strumenti analitici più adatti ( non è avvenuto in questo caso).
La riorganizzazione del giracittà su cui continuiamo ad avere riserve,  non può essere un esperimento al buio ma va invece ben studiata nell’ interesse prioritario dei cittadini fruitori dei servizi.
 
Paolo Povolato
Capogruppo PD Lido Pellestrina

Il PD per la difesa della qualità dei trasporti pubblici a Lido e Pellestrina

Comunicato stampa in tema di Trasporti Pubblici del Capogruppo PD nel Consiglio di Municipalità di Lido Pellestrina
Lo scorso 10 gennaio, durante la I commissione consiliare della Municipalità  di Lido e Pellestrina, è  stato fatto un ulteriore  approfondimento sulla proposta di riorganizzazione delle linee giracittà che interessa in buona parte il nostro territorio.
Il primo appuntamento della commissione a novembre, aveva lasciato parecchie questioni in sospeso riguardo alle motivazioni, al metodo analitico adottato, e nello specifico a questioni non secondarie come i tempi di percorrenza e le coincidenze con i servizi automobilistici.
Bisogna anche premettere che qualsiasi scelta di rielaborazione dei servizi di trasporto nel nostro territorio non dovrà diminuirne in alcun modo la qualità, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte dei tagli regionali del biennio 2012-2013 sono ricaduti su Venezia e in particolare sul servizio automobilistico di Lido e Pellestrina. Non siamo ancora convinti, come afferma l’ Assessore Bergamo che questa operazione non nasca da necessità di bilancio e che sia invece una ricerca di ottimizzazione del servizio. Da nostre fonti comporta un risparmio di circa mezzo milione di € tramite la riduzione di 4 turni e 12 persone. Se il risparmio è del Comune si può anche discutere su come utilizzarlo al meglio per integrare verso/da Lido,  per esempio  prolungando la linea 20 fino al Lido. Non siamo nemmeno convinti che la politica del prendere o lasciare (non è stata data possibilità alla municipalità di emendare la proposta) sia la più positiva. Siamo invece sicuri che qualsiasi scelta in termini di orari di navigazione, in accordo con le rappresentanze  istituzionali locali, dovrà essere reversibile.
Venendo allo specifico dell’ultima proposta, il gruppo PD valuta positivamente: – la riduzione dei tempi di percorrenza della linea 6 da 33 a 29 minuti ed il prolungamento della stessa alla ferrovia; -il prolungamento orario del collegamento  Lido- Ospedale Civile dalle attuali 20.30 alle 00-30.
Forti perplessità invece permangono riguardo a: -la reale necessità di estendere il servizio della linea 6 anche di domenica e nei festivi; – l’allungamento considerevole dei tempi di percorrenza e la minore frequenza delle linee 51/52; -le coincidenze con il servizio automobilistico, tema delicatissimo in special modo  per le parti del territorio più lontane quali Malamocco, Alberoni e Pellestrina, e a tale proposito va assolutamente chiarito l’annunciato adeguamento degli orari dei bus al nuovo servizio acqueo ( la riorganizzazione del giracittà non può essere pretesto per altri tagli al servizio terrestre); -la mancanza di chiarezza sui costi economici dell’operazione in quanto la documentazione in visione  alla commissione è sempre stata fornita incompleta ed in ritardo.
Detto ciò e consapevoli del fatto che qualsiasi modifica, anche con intenti migliorativi, va verificata, valutata con gli strumenti più adatti ( non è avvenuto in questo caso) e poi testata dall’utenza con possibili modifiche in tempi brevi, la riorganizzazione del giracittà su cui continuiamo ad avere molte riserve,  non potrà che avere carattere sperimentale nell’ interesse prioritario dei cittadini fruitori dei servizi.
Paolo Povolato
Gruppo PD Lido Pellestrina

Buon 2014

Con il nuovo anno, e soprattutto con la nuova segreteria del circolo PD di Lido e Pellestrina, riprende l’attività di aggiornamento del sito https://pdlidopellestrina.wordpress.com, questo importante strumento di condivisione di idee, tesi, riflessioni …

Il primo messaggio ad essere pubblicato è un invito che il nuovo segretario del circolo, Marco Michieli, rivolge ad iscritti e simpatizzandi del PD.

Passate le feste, sono lieto di invitarvi giovedì 16 alle ore 21 presso l’ala Dreyer alla prima Assemblea di Circolo del 2014. 

Sarà un’occasione speciale per cominciare il percorso che ci porterà alle elezioni amministrative del prossimo anno. Sarà un’assemblea aperta anche ai simpatizzanti e a tutti coloro che hanno desiderio di dialogare e di ascoltare.
Per iniziare a discutere del nostro territorio, si è deciso di invitare i tre consiglieri comunali che in varie occasioni e con modalità differenti si sono occupati del Lido e di Pellestrina: 
  • Maurizio Baratello, 
  • Pierantonio Belcaro
  • Jacopo Molina. 
Sarà un’occasione di confronto libero e informale per fare il punto, insieme, su alcune delle questioni nodali del territorio e soprattutto per delinearne le prospettive future.
Dopo una breve presentazione politica da parte dei consiglieri, i partecipanti potranno porre direttamente domande specifiche e sottoporre singole questioni politiche giudicate rilevanti per l’attuale dibattito politico cittadino.
Vi invito a partecipare numerosi.
A presto,
Marco Michieli