ADDIO MICHELE LIGUORI

IL VIGILE CHE HA COMBATTUTO LE ECOMAFIE

Parafrasando un famoso fumetto “era l’eroe di cui avremmo avuto bisogno, ma che l’Italia non si meritava”. Il condizionale è d’obbligo per la storia di Michele Liguori, perché se i cittadini dell’ormai tristemente nota ”terra dei fuochi” di eroi del genere ne avrebbero estremo bisogno, è pur vero che in troppi, le autorità in primis, proprio non se lo sarebbero meritato. Di eroico questa storia non avrebbe proprio nulla, se non fosse che ciò che per Liguori (e per voi lettori, non ne dubito) era normale e giusto, in quelle terre, diventa straordinario: perché per lui quello non era altro che il suo lavoro, fatto con coscienza e dedizione, comportamento che l’ha relegato alla solitudine. Unico componente della sezione ambientale di Acerra, epicentro del disastro, mal sopportato dai suoi superiori, viene addirittura retrocesso a semplice apri porta perché “troppo zelante”, ricordando tristemente il famoso vigile di Alberto Sordi.

Nessuno, tuttavia, può tenerlo lontano dal suo dovere e dalla sua terra, alla quale torna, fino a ché solo il male, due tumori alla pancia, non riesce a fermarlo. Solo la famiglia resta a piangerlo; ricorda la moglie, al giornalista de “La Stampa”, «Un giorno è tornato con le suole che si squagliavano sul pavimento della cucina non so dove avesse camminato, ma le scarpe erano letteralmente in decomposizione. Un’altra volta ha perso la voce all’improvviso. Certe notti lo annusavo sconcertata, trasudava odore chimico, puzzava di pneumatici bruciati».

Ma le sue indagini resteranno inutili, l’accusa ai responsabili del disastro ambientale compiuto ad Acerra, i fratelli Pellini, è caduta in prescrizione. Stessa sorte per il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Curcio, comandante della «locale stazione», condannato in primo grado, ma ormai prossimo alla prescrizione in appello; lui che per tutti questi anni ha insabbiato ogni accusa, stilando di suo pugno i verbali e avvisando i colpevoli di ogni controllo. Ma nel paese in cui chi sbaglia non paga non c’è posto per chi non ci sta, come gli unici due operai dell’impresa di smaltimento fanghi, che per aver avuto il coraggio di raccontare con quali sostanze preparassero il cemento: «sono stato massacrato di botte, ho il cancro. Ho paura per me e per i miei figli» racconta uno dei due al giornalista, prima di cacciarlo malamente.

Si dice che un paese senza storia sia un paese senza futuro, a testimonianza di ciò, i rifuiti che riempiono addirittura il parco archeologico: le fosse comuni dei guerrieri sanniti, così come la tomba di Scipione l’Africano qualche chilometro più in là. Amianto, materiali gassosi che innescavano fiammate improvvise, liquami delle industrie del Nord, a testimoniare come le colpe siano davvero troppo diffuse. Il futuro quella terra non lo avrà mai, solo all’Asl locale le richieste di esenzione ticket per soggetti affetti da patologie neoplasistiche maligne sono incrementate del 34,1 per cento in tre anni. Ad Acerra dalle 427 nel 2009, si è saliti a 774 nel 2012, un incremento dell’ 81,2%. Nel sangue di una delle vittime, come racconta il responsabile del reparto di oncologia locale, il dott. Antonio Marfella, da analisi fatte in Canada, per la carenza di laboratori locali, livelli di diossina 400 volte oltre il consentito. Nulla è ancora stato fatto, «mancano i soldi per la bonifica» denuncia il locale Sindaco Lettieri, senza ricordare però che quei soldi, la locale impresa di smaltimento rifiuti li ha presi eccome, senza mai muovere un dito.

Alla fine Liguori ce l’ha fatta, perché con la sua morte, solo con essa, l’intero paese ha saputo quello che lui ha gridato per anni, facendo finalmente conoscere a qualche persona in più il destino di Acerra. All’alba di lunedì 20 gennaio la vita di Liguori si è infine spenta, a fare male sono le sue ultime parole al giornalista della Stampa, quel se «tornassi indietro, non lo so se lo rifarei» ennesimo schiaffo a tutta la gente onesta, e alla sua vita per prima.

Mauro Seggi

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