Intervento di Luisella Aprà al Congresso Comunale di Venezia del 22 marzo 2014

Compito di chi come me ha scelto la mozione Turetta sarà quello di contribuire con onestà intellettuale ma determinazione ad incalzare al cambiamento radicale della politica, alla discontinuità, sia all’interno del partito sia nelle modalità di affrontare il territorio e il rapporto con l’Amministrazione. Una politica che sappia ascoltare e dialogare con la società civile, per arricchirsi di competenze in modo umile e intelligente, ma anche assumersi la responsabilità di decidere, senza appiattirsi agli interessi di pochi. Per vincere l’astensionismo, il populismo regressivo e pericoloso. Partecipare, far partecipare per decidere meglio! Una politica che operi un cambiamento culturale interno per essere credibile all’esterno. Una politica intelligente e coraggiosa che capisca l’importanza strategica di rimettere al centro dello sviluppo, anche per Venezia, la cultura, il patrimonio artistico e architettonico, la tutela dell’ambiente e, in particolare, la formazione – scuola università e ricerca – volano indispensabile per l’occupazione giovanile e la ripresa economica, con investimenti di qualità , senza sperperi di denaro pubblico. Con l’obbiettivo di formare nuove classi dirigenti, selezionate per meriti e competenze in equità, capaci di politiche con una visione olistica e lungimirante, capaci di governare e non subire i processi del mondo globalizzato dai cambiamenti veloci. Capaci di costruire reti di competenze con ottica sperimentale, ragionando per finalità, obbiettivi a breve o medio termine, con strategie flessibili da monitorare continuamente.
A proposito di democrazia paritaria, delle pari opportunità di genere e di qualunque differenza, leggi e regolamenti sono un segnale forte necessario per il momento ma che non sia un alibi per trascurare che bisogna agire sulle condizioni economiche e sociali al fine di consentire anche alle donne pari possibilità di accedere ai ruoli strategici dove si decide. Agire sull’educazione nelle scuole e con la cultura per cambiare l’immaginario collettivo impregnato di sessismo, del quale spesso siamo complici inconsapevoli, impregnato di separazione tra corpo, emozioni, affetti e sfera del razionale, potere, politica.
Il mio contributo per i problemi della città riguarda la cultura della legalità in particolare in riferimento ai settori del turismo e del commercio. Per esperienza personale, da neo-imprenditrice, sto cercando di salvare un negozio storico di vero vetro di Murano, prodotto artigianalmente, coniugando tradizione ed innovazione. Ho voluto contrastare la deriva dell’invasione di negozi che vendono merce scadente e taroccata, prodotti magari in situazioni mbientali rischiose, da donne e bambini non tutelati da elementari norme di sicurezza, sottopagati/e magari in nero, fatti di materiali tossici. Queste attività deturpano la città, vengono fatti fuori i negozi storici e nuovi avventurieri subentrano ricattando gli esercenti strozzati da affitti altissimi con proposte allettanti, non avendo problemi di liquidità.
I pochi negozi storici che sopravvivono resistono in una città in buona parte svenduta ad un turismo caotico, orientato, anzi disorientato, a consumarla come se fosse un fast food. La politica dovrebbe governare i flussi turistici con itinerari alternativi culturali e ambientali, sottrarre al reclutamento abusivo le comitive che vengono dirottate sia allo scalo marittimo, che al tronchetto e alla Ferrovia. Venezia merita un’inversione di tendenza attraverso un’alleanza tra politica, istituzioni, associazioni, cittadine e cittadini, per scoprire che, con coraggio e lungimiranza, ripresa economica e sviluppo non possono prescindere dalla cultura di una città, di una nazione. Bisogna chiedersi che idea di sviluppo compatibile abbiamo per Venezia, in particolare che città intendiamo lasciare alle prossime generazioni. Anche in vista della Città metropolitana. Per attuare un cambiamento la politica deve creare e governare sinergie per contrastare la criminalità organizzata che ha una elevata capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale, riesce ad instaurare relazioni con la società civile, si alimenta con la collusione e la corruzione. Il fatturato della contraffazione nazionale del 2013, diffusa anche al nord est, secondo le stime Censis, ammonta a 6 miliardi e mezzo di euro. Le prede sono in particolare commercianti , imprenditori, artigiani colpiti dalla crisi e le cui attività si stanno trasformando in vere e proprie “lavanderie”. Le forme di illegalità hanno un effetto devastante sulle imprese e trovano terreno fertile negli ostacoli che le imprese incontrano: gli istituti di credito che non lasciano margine di trattativa e fanno interessi da usura, gli enti pubblici e la burocrazia che rallentano i pagamenti e il modello unico dell’Agenzia delle Entrate composto da troppe pagine. La repressione da sola non basta, Il mercato ha valore se mantiene le finalità etiche e sociali costituzionali. La politica in primis deve contribuire favorendo le alleanze a rimuovere gli ostacoli che impediscono la legalità sostanziale, non solo formale. Importante è l’educazione alla legalità nelle scuole, educazione alla cittadinanza attiva e consapevole, anche per la prevenzione delle forme di dipendenza (droghe, “sballo”, ludopatia). La fragilità emotiva relazionale culturale dei giovani e degli adulti è l’altro terreno fertile per la criminalità.
Il cambiamento parte da ciascuno per estendersi a tutti! Non perdiamo di vista che il significato profondo dell’idea riformista originale del PD implica un cambiamento culturale che avrà tempi lunghi e non sarà facile!

Annunci

Lettera sulla parità di genere e legge elettorale

Come donne del PD del Circolo di Lido e Pellestrina siamo preoccupate per l’accantonamento degli emendamenti della nuova Legge elettorale sulla parità di genere e l’alternanza nelle liste, pur ritenendola la legge un atto politico fondamentale.

Siamo consapevoli che l’attuazione delle pari opportunità richiedono un profondo cambiamento culturale, per creare le condizioni economiche e sociali al fine di consentire anche alle donne pari possibilità di accedere ai ruoli strategici dove si decide.

Sarebbe infatti auspicabile che le donne venissero elette in quanto persone, a prescindere dal genere, solo per competenze e meriti. Ma lo stesso problema si pone per gli uomini. Sono forse arrivati tutti alle posizioni di prestigio per reali meriti e con le competenze adeguate alla posizione occupata?.

In questa fase storica, che vede l’Italia nelle retroguardie per le politiche di genere, sarebbe auspicabile e necessario un forte impulso, un segnale antidiscriminatorio, per arrivare ad una democrazia paritaria per il momento formale, in attesa di un cambiamento culturale profondo, che deve cominciare dall’educazione nelle scuole.

Ci risulta inoltre che le leggi a favore delle donne in Italia siano state promulgate prevalentemente su proposte di parlamentari donne.

Luisella Aprà – Manuela Cavalieri – Daniela Milani Vianello – Caterina Valentini

Circolo PD LIdo e Pellestrina

Discussione pubblica sulla Città Metropolitana (di Stefano Dionisi)

La legge 135/2012 ha avviato un’importante processo di riordino amministrativo incentrato sul ridisegno delle province e l’istituzione delle città metropolitane. Processo che coinvolge non solo l’assetto istituzionale (l’adesione alla città metropolitana e/o ad una provincia da parte dei Consigli Comunali come prevede la legge), ma riconosce le dinamiche socio economiche di aggregazione e scomposizione territoriali, così come le nuove geografie che le utilities disegnano a partire da una più razionale offerta di servizi ai cittadini e alle imprese.” (Marino Folin, Quaderno n.10 della Fondazione Venezia 2000)

E’ iniziato martedì 25 febbraio un ciclo di incontri che la Municipalità del Lido e Pellestrina dedicherà alla discussione sul futuro di Venezia inquadrata in un’ottica di Città Metropolitana, con l’intento di contribuire ulteriormente alla sensibilizzazione della cittadinanza su tale tematica che si rivela essere estremamente strategica e delicata, considerate anche le diverse perplessità e criticità che le sono correlate e che si sono presentate nel corso della discussione ormai pluriennale.

Dopo una breve introduzione del presidente della Municipalità Giorgio Vianello, il professore e presidente della Fondazione Venezia 2000 Marino Folin incomincia a fornire ai presenti, con l’aiuto di immagini e rapporti, una panoramica sull’argomento dando al discorso un taglio non tanto tecnico-giuridico ma, piuttosto, costruendo un ragionamento che ne mette in evidenza le implicazioni socio-economiche.

E’ da molti anni (dalla fine degli anni ’80) che si parla di Città Metropolitana e si discute da sempre sul significato di tale concetto e sulle implicazioni che ne derivano, il professore Folin la vede come un’opportunità per razionalizzare e mettere in rete vari aspetti del nostro territorio, da quelli economici a quelli di erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese: “Nel corso del 2012 nell’area metropolitana di Venezia, Padova e Treviso gli attori pubblici, i comuni in primo luogo, ma anche quelli privati (le associazioni industriali, le Camere di Commercio e le società erogatrici di servizi) hanno provato a discutere e sperimentare convergenze di governance territoriale. Diventa quindi necessario mettere al centro del riordino istituzionale e della creazione della città metropolitana politiche e progettualità integrate volte al contenimento del consumo di suolo, alla rigenerazione urbana, al risparmio energetico, alla efficienza ed efficacia del sistema dei servizi della mobilità, all’equilibrio ecologico ed ambientale.” (Marino Folin, Quaderno n.10 della Fondazione Venezia 2000).

La Venezia messa a fuoco dal rapporto OCSE non si riduce alla città storica e nemmeno alla somma del Comune e delle sue Province (che oggi potrebbero effettivamente diventare città metropolitana) , ma la scelta dell’indagine è stata quella di puntare sulle tre province di Venezia, Treviso e Padova, un’area da oltre 2,5 milioni di abitanti, interessata da una forte crescita economica e chiamata oggi a un salto di qualità necessario per dare risposte alle grandi trasformazioni che hanno segnato il sistema industriale dell’intero Nord-Est.

Poi la parola passa a Cesare Campa, politico e presidente della Commissione Città Metropolitana del Comune di Venezia, che dà alla discussione un taglio più propriamente politico-giuridico-istituzionale.

Dopo un breve excursus storico-legislativo (in termini giuridici si comincia a parlare di Città Metropolitana nel 1990 con la legge 8 giugno 1990, n. 142 (artt. 17-21) sulla riforma dell’ordinamento degli Enti locali ) in cui si rammentano i vari passaggi legislativi fino al Decreto Legge, durante il governo Monti, bocciato dalla Corte Costituzionale per ragioni più di forma che di contenuto (per l’importanza dell’argomento si richiedeva un iter legislativo ordinario piuttosto che lo strumento del d.l.), si arriva ad oggi, in tema di abolizione delle province, con la discussione in parlamento del Disegno di legge n. 1542 “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” del governo Letta. Campa prosegue affermando che il ragionamento sul costituirsi della “città metropolitana” (termine introdotto, dalla riforma del titolo V della Costituzione, nel art. 114 cost., che lo inserisce di diritto tra gli enti locali che costituiscono la Repubblica Italiana e che, nei futuri aggiustamenti, andrà sostituito) non dovrà essere concepito in termini di mera abolizione delle province ma sarà più corretto parlare in termini di “ristrutturazione” delle stesse: in una prospettiva di razionalizzazione delle competenze politiche nei diversi livelli istituzionali, queste non saranno più organismi elettivi ma organismi con funzioni di secondo livello a cui le Regioni e lo Stato potrebbero assegnare.

La città Metropolitana, che dovrà avere funzioni diverse dalle Province, e che quindi, in sostanza, non costituire un doppione di queste, non cancellerà i comuni, ne toglierà loro le competenze e le responsabilità (in parole povere se si sforerà il patto di stabilità sarà responsabilità dello stesso Comune).

La costituzione della Città Metropolitana, sottolinea Campa, dovrà essere in funzione della, già citata, “razionalizzazione” dei servizi, cercando di ricostruire e valorizzare il rapporto con i cittadini ed è in quest’ottica che dovrà essere ripensato il ruolo delle Municipalità cercando di responsabilizzarle ulteriormente nel rispetto del principio di sussidiarietà, perché così come sono costituiscono solo uno spreco di risorse.

C’è il ragionevole dubbio e paura da parte dei cittadini che la legge in discussione in parlamento, pocanzi citata, si riveli alla fine una legge centralista, calata dall’alto ma, assicura Campa, non è così; non sulla base di una vacua promessa (e nel nostro territorio di promesse infrante e ferite aperte ne soffriamo tutt’ora) ma per un particolare strumento che è previsto per legge: lo “statuto della Città Metropolitana”. All’ art. 23, dedicato alle Città Metropolitane, del Testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18/08/200 n. 267) si legge che “l’assemblea, su conforme deliberazione dei consigli comunali, adotta una proposta di statuto della città metropolitana, che ne indichi il territorio, l’organizzazione, l’articolazione interna e le funzioni”, tale statuto, come si legge, è proposto dall’assemblea dei rappresentanti degli enti locali interessati e verrà, a quanto sembra, discussa e redatta con il coinvolgimento della cittadinanza in un’ottica di democrazia deliberativa.

Sempre riferendomi al medesimo articolo si nota un’ulteriore strumento di partecipazione-garanzia a favore dei cittadini, infatti al comma 3 si legge “La proposta di istituzione della città metropolitana è sottoposta a referendum a cura di ciascun comune partecipante, entro centottanta giorni dalla sua approvazione. Se la proposta riceve il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto al voto espressa nella metà più uno dei comuni partecipanti, essa è presentata dalla regione entro i successivi novanta giorni ad una delle due Camere per l’approvazione con legge”.

La serata si è conclusa con un breve momento di dialogo tra gli ospiti e la cittadinanza presente, diversi interventi ne hanno sottolineato le perplessità ma, come accennato all’inizio di questa mia riflessione, se vogliamo, introduttiva all’argomento, ci saranno altri momenti-spazi di confronto pubblici, anche a quanto promesso dal presidente della Municipalità Vianello, dove approfondire sempre di più la materia.

Vi lascio, per vostra curiosità, con una segnalazione di un libro fresco di pubblicazione che è stato fatto girare tra i presenti, da uno dei partecipanti, alla fine di tutti gli interventi :  Città metropolitana di Gianfranco Perulli, Giappichelli editore.