Discussione pubblica sulla Città Metropolitana (di Stefano Dionisi)

La legge 135/2012 ha avviato un’importante processo di riordino amministrativo incentrato sul ridisegno delle province e l’istituzione delle città metropolitane. Processo che coinvolge non solo l’assetto istituzionale (l’adesione alla città metropolitana e/o ad una provincia da parte dei Consigli Comunali come prevede la legge), ma riconosce le dinamiche socio economiche di aggregazione e scomposizione territoriali, così come le nuove geografie che le utilities disegnano a partire da una più razionale offerta di servizi ai cittadini e alle imprese.” (Marino Folin, Quaderno n.10 della Fondazione Venezia 2000)

E’ iniziato martedì 25 febbraio un ciclo di incontri che la Municipalità del Lido e Pellestrina dedicherà alla discussione sul futuro di Venezia inquadrata in un’ottica di Città Metropolitana, con l’intento di contribuire ulteriormente alla sensibilizzazione della cittadinanza su tale tematica che si rivela essere estremamente strategica e delicata, considerate anche le diverse perplessità e criticità che le sono correlate e che si sono presentate nel corso della discussione ormai pluriennale.

Dopo una breve introduzione del presidente della Municipalità Giorgio Vianello, il professore e presidente della Fondazione Venezia 2000 Marino Folin incomincia a fornire ai presenti, con l’aiuto di immagini e rapporti, una panoramica sull’argomento dando al discorso un taglio non tanto tecnico-giuridico ma, piuttosto, costruendo un ragionamento che ne mette in evidenza le implicazioni socio-economiche.

E’ da molti anni (dalla fine degli anni ’80) che si parla di Città Metropolitana e si discute da sempre sul significato di tale concetto e sulle implicazioni che ne derivano, il professore Folin la vede come un’opportunità per razionalizzare e mettere in rete vari aspetti del nostro territorio, da quelli economici a quelli di erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese: “Nel corso del 2012 nell’area metropolitana di Venezia, Padova e Treviso gli attori pubblici, i comuni in primo luogo, ma anche quelli privati (le associazioni industriali, le Camere di Commercio e le società erogatrici di servizi) hanno provato a discutere e sperimentare convergenze di governance territoriale. Diventa quindi necessario mettere al centro del riordino istituzionale e della creazione della città metropolitana politiche e progettualità integrate volte al contenimento del consumo di suolo, alla rigenerazione urbana, al risparmio energetico, alla efficienza ed efficacia del sistema dei servizi della mobilità, all’equilibrio ecologico ed ambientale.” (Marino Folin, Quaderno n.10 della Fondazione Venezia 2000).

La Venezia messa a fuoco dal rapporto OCSE non si riduce alla città storica e nemmeno alla somma del Comune e delle sue Province (che oggi potrebbero effettivamente diventare città metropolitana) , ma la scelta dell’indagine è stata quella di puntare sulle tre province di Venezia, Treviso e Padova, un’area da oltre 2,5 milioni di abitanti, interessata da una forte crescita economica e chiamata oggi a un salto di qualità necessario per dare risposte alle grandi trasformazioni che hanno segnato il sistema industriale dell’intero Nord-Est.

Poi la parola passa a Cesare Campa, politico e presidente della Commissione Città Metropolitana del Comune di Venezia, che dà alla discussione un taglio più propriamente politico-giuridico-istituzionale.

Dopo un breve excursus storico-legislativo (in termini giuridici si comincia a parlare di Città Metropolitana nel 1990 con la legge 8 giugno 1990, n. 142 (artt. 17-21) sulla riforma dell’ordinamento degli Enti locali ) in cui si rammentano i vari passaggi legislativi fino al Decreto Legge, durante il governo Monti, bocciato dalla Corte Costituzionale per ragioni più di forma che di contenuto (per l’importanza dell’argomento si richiedeva un iter legislativo ordinario piuttosto che lo strumento del d.l.), si arriva ad oggi, in tema di abolizione delle province, con la discussione in parlamento del Disegno di legge n. 1542 “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” del governo Letta. Campa prosegue affermando che il ragionamento sul costituirsi della “città metropolitana” (termine introdotto, dalla riforma del titolo V della Costituzione, nel art. 114 cost., che lo inserisce di diritto tra gli enti locali che costituiscono la Repubblica Italiana e che, nei futuri aggiustamenti, andrà sostituito) non dovrà essere concepito in termini di mera abolizione delle province ma sarà più corretto parlare in termini di “ristrutturazione” delle stesse: in una prospettiva di razionalizzazione delle competenze politiche nei diversi livelli istituzionali, queste non saranno più organismi elettivi ma organismi con funzioni di secondo livello a cui le Regioni e lo Stato potrebbero assegnare.

La città Metropolitana, che dovrà avere funzioni diverse dalle Province, e che quindi, in sostanza, non costituire un doppione di queste, non cancellerà i comuni, ne toglierà loro le competenze e le responsabilità (in parole povere se si sforerà il patto di stabilità sarà responsabilità dello stesso Comune).

La costituzione della Città Metropolitana, sottolinea Campa, dovrà essere in funzione della, già citata, “razionalizzazione” dei servizi, cercando di ricostruire e valorizzare il rapporto con i cittadini ed è in quest’ottica che dovrà essere ripensato il ruolo delle Municipalità cercando di responsabilizzarle ulteriormente nel rispetto del principio di sussidiarietà, perché così come sono costituiscono solo uno spreco di risorse.

C’è il ragionevole dubbio e paura da parte dei cittadini che la legge in discussione in parlamento, pocanzi citata, si riveli alla fine una legge centralista, calata dall’alto ma, assicura Campa, non è così; non sulla base di una vacua promessa (e nel nostro territorio di promesse infrante e ferite aperte ne soffriamo tutt’ora) ma per un particolare strumento che è previsto per legge: lo “statuto della Città Metropolitana”. All’ art. 23, dedicato alle Città Metropolitane, del Testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18/08/200 n. 267) si legge che “l’assemblea, su conforme deliberazione dei consigli comunali, adotta una proposta di statuto della città metropolitana, che ne indichi il territorio, l’organizzazione, l’articolazione interna e le funzioni”, tale statuto, come si legge, è proposto dall’assemblea dei rappresentanti degli enti locali interessati e verrà, a quanto sembra, discussa e redatta con il coinvolgimento della cittadinanza in un’ottica di democrazia deliberativa.

Sempre riferendomi al medesimo articolo si nota un’ulteriore strumento di partecipazione-garanzia a favore dei cittadini, infatti al comma 3 si legge “La proposta di istituzione della città metropolitana è sottoposta a referendum a cura di ciascun comune partecipante, entro centottanta giorni dalla sua approvazione. Se la proposta riceve il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto al voto espressa nella metà più uno dei comuni partecipanti, essa è presentata dalla regione entro i successivi novanta giorni ad una delle due Camere per l’approvazione con legge”.

La serata si è conclusa con un breve momento di dialogo tra gli ospiti e la cittadinanza presente, diversi interventi ne hanno sottolineato le perplessità ma, come accennato all’inizio di questa mia riflessione, se vogliamo, introduttiva all’argomento, ci saranno altri momenti-spazi di confronto pubblici, anche a quanto promesso dal presidente della Municipalità Vianello, dove approfondire sempre di più la materia.

Vi lascio, per vostra curiosità, con una segnalazione di un libro fresco di pubblicazione che è stato fatto girare tra i presenti, da uno dei partecipanti, alla fine di tutti gli interventi :  Città metropolitana di Gianfranco Perulli, Giappichelli editore.

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