Lettera sulla parità di genere e legge elettorale

Come donne del PD del Circolo di Lido e Pellestrina siamo preoccupate per l’accantonamento degli emendamenti della nuova Legge elettorale sulla parità di genere e l’alternanza nelle liste, pur ritenendola la legge un atto politico fondamentale.

Siamo consapevoli che l’attuazione delle pari opportunità richiedono un profondo cambiamento culturale, per creare le condizioni economiche e sociali al fine di consentire anche alle donne pari possibilità di accedere ai ruoli strategici dove si decide.

Sarebbe infatti auspicabile che le donne venissero elette in quanto persone, a prescindere dal genere, solo per competenze e meriti. Ma lo stesso problema si pone per gli uomini. Sono forse arrivati tutti alle posizioni di prestigio per reali meriti e con le competenze adeguate alla posizione occupata?.

In questa fase storica, che vede l’Italia nelle retroguardie per le politiche di genere, sarebbe auspicabile e necessario un forte impulso, un segnale antidiscriminatorio, per arrivare ad una democrazia paritaria per il momento formale, in attesa di un cambiamento culturale profondo, che deve cominciare dall’educazione nelle scuole.

Ci risulta inoltre che le leggi a favore delle donne in Italia siano state promulgate prevalentemente su proposte di parlamentari donne.

Luisella Aprà – Manuela Cavalieri – Daniela Milani Vianello – Caterina Valentini

Circolo PD LIdo e Pellestrina

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One thought on “Lettera sulla parità di genere e legge elettorale

  1. Non sono tendenzialmente un appassionato di quote. E non mi aspetto parità di genere quando entro in un ufficio, in un negozio, oppure quando porto la macchina in officina. Anzi, francamente, mi fa piacere che nella farmacia sotto casa il personale sia al 100% femminile, come invece trovo imbarazzante che nella politica le donne siano ancora così poco presenti.
    Ora, inserire forme di garanzia per l’equilibrio delle rappresentanze di genere nel disegno di legge in itinere per il sistema elettorale del parlamento può essere un problema, magari da non acuire.
    Potrebbe dunque offrire una via d’uscita meno impervia il prevedere qualcosa di ben più radicale, cioè, che in generale, negli organi di rappresentanza politica, vi sia un obbligo di quote di genere, a scadenza. Cioè una norma transitoria da applicare fino ad un predefinito termine temporale. Significherebbe che si riconosce la necessità – ora – di una forma di incentivo al raggiungimento di un equilibrio di genere negli organi di rappresentanza politica, senza che questo obiettivo di buon senso debba irrigidirsi in norme cogenti per tutti gli anni a venire. Si potrebbe prevedere un obbligo di quote ad esempio per sette o dieci anni: un numero d’anni (di tipo biblico, decimale, o altro) tale da trasformare comportamenti obbligatori ex lege in ordinari comportamenti di costume.
    Ciò eviterebbe a molti di pensare che le iniziative ora in corso siano solo una forma di autotutela delle attuali nostre rappresentanti in parlamento (elette da ambo i generi).
    Saluti
    Marco Zanetti

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