Appuntamenti elettorali 9 e 17 febbraio presso Bar Maleti

Incontro con Molina e CassonAppuntamento con Baretta e Murer

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Il Gran Viale, gli alberi, il paesaggio

La partecipata, animata e per alcuni versi interessante assemblea pubblica tenutasi in Municipalità il 26 corrente, ha suscitato in me alcune riflessioni che potrebbero essere un contributo per il nostro partito.

La mia idea, generata dalla reclamizzazione da parte di un tecnico della bellezza del “tutto nuovo”, è la seguente: non è l’albero bello, alto, di specie pregiata quello amato dai cittadini. Nel caso dell’attuale arredo arborio del Gran Viale, i lidensi accettano di buon grado la diversità, la disomogeneità che, con gli anni, si è creata lungo i due filari che fiancheggiano il Gran Viale (fermo restando che hanno chiesto con molta forza una doverosa manutenzione del verde che, mal eseguita, è stata responsabile del disordine arboreo così biasimato dai tecnici stessi).

Sembra che, tutti d’accordo, magari con una percezione non ben definita, abbiano colto che la natura, ossia gli alberi originari, si sia modificata negli anni per effetto di quel forte agente di alterazione dell’ambiente che è l’opera dell’uomo, creando qualche cosa di nuovo e irripetibile: il paesaggio. Eliminarlo anche se con qualche cosa di esteticamente più valido, crea sentimento di perdita, di lutto. Il paesaggio non è sempre bello, non è come s’intendeva il “bel vedere”, ma è qualche cosa che ha a che fare con l’anima dei cittadini.

E’ un termine quello di paesaggio che negli ultimi anni ha perso il suo significato originario per arricchirsi di nuove accezioni sottili ma profonde.

Quantomeno dalla “Convenzione di Firenze” o “del paesaggio” (2000), ospitata e firmata anche dall’Italia. Essa è stata la risposta politica alla domanda sociale che ha preso corpo nel territorio, da quando un gran numero di cittadini europei ha percepito che il luogo della loro quotidianità (abitazione, lavoro, tempo libero) ha un’importanza primaria sulla loro stessa qualità di vita.

La nostra Costituzione, anche se in maniera primordiale, immette nell’art.9 il concetto di paesaggio e della sua tutela. Da quel lontano ’48, tale necessità è cresciuta in maniera proporzionale alla crescita della popolazione e alla crescita economica.

Tutelare il paesaggio significa tutelare la memoria del passato e la serenità dei cittadini, perché la loro identità poggia primariamente sull’ambiente, modificato dalla loro attività e da quella dei loro predecessori. Certo che un territorio non deve rimanere per forza uguale a se stesso. Una generazione può, di comune accordo, decidere di cambiarlo anche totalmente. Va da sé che deve essere la comunità nel suo insieme a deciderlo e nello specifico non sembra questo il caso della comunità del Lido.

Concludo dicendo che proprio per la parte di anima degli abitanti che rimane impigliata in un “luogo di vita”, la “responsabilità del paesaggio” deve sempre rientrare tra le consapevolezze e i compiti inderogabili e prioritari di una classe dirigente.

Daniela Milani-Vianello

Considerazioni sulla Biblioteca Hugo Pratt

Volevo cogliere l’occasione della visita ai lavori in corso alla biblioteca Hugo Pratt, per fare delle considerazioni. Il registro delle presenze dovrebbe essere uno strumento vincolante per i fruitori della sala lettura, non solo per una questione statistica, che a mio avviso, per queste ragioni, fornisce dati in difetto – ma che dimostrano comunque una grande affluenza nonostante gli spazi limitati e i disagi continui, come i bagni non funzionanti, le luci rotte, la carta igienica assente, l’assenza di un impianto di condizionamento per i mesi estivi – ma anche di sicurezza. Cosa interessante potrebbe essere una tessera magnetica come in Querini, così si risparmierebbe sul supporto cartaceo.

La sala lettura è stupenda – la vista invidiabile sulla laguna – ma poco ampia e poco attrezzata: sui tavoli o adiacente si dovrebbero installare prese multiple di corrente per alimentazione pc e altri supporti elettronici. Sia per il personale sia per i fruitori della sala lettura è assente un impianto di condizionamento da attivare nei mesi estivi: ciò potrebbe dare la possibilità di mantenere la biblioteca aperta anche nelle ore più calde (l’orario estivo prevede la chiusura pomeridiana tranne il mercoledì). E’ completamente assente una rete wifi non solo della biblioteca – con il tesseramento magnetico si potrebbe dare la possibilità di fruire di una specifica rete internet consegnando allo studente-lettore user-name e password personali – ma anche quella pubblica, dato che là non arriva la copertura di Venice Connected.

Vista l’ampia frequentazione della biblioteca, conseguenza logica, anche per dare agli studenti un’alternativa valida al servizio offerto dalla Querini o da Ca’Foscari a Venezia, è fornire un servizio di fruizione serale della sala lettura – tipo dalle 21 alle 24 -. Sarebbe auspicabile anche rivedere gli orari di apertura al pubblico: le 8.30 a mio avviso è troppo presto, dato che la maggior parte dei ragazzi arriva sulle 9 (in estate anche più tardi) e l’orario di chiusura si potrebbe spostare alle 19-19.30 (all’università di Ferrara la biblioteca è aperta dalle 9 alle 19 tutti i giorni tranne la domenica). Il giorno di chiusura potrebbe rimanere la domenica (il lunedì è per la Querini) ma al sabato potrebbero posticipare la chiusura al pomeriggio tipo alle 18 anziché alle 13.30.

Per concludere la presenza di un bar potrebbe essere un servizio molto gradito soprattutto in vista di quel centro civico polifunzionale. Oltretutto è una valida alternativa alle macchinette – che potrebbero andare benissimo per la fruizione serale e in alternativa al bar per bibite calde-fredde – che non soddisfano le esigenze degli studenti che si fermano a studiare ad orario continuato, senza andare a casa per pausa pranzo.

Stefano Dionisi, membro del Direttivo del Circolo di Lido e Pellestrina

Verbale Direttivo del 20 settembre 2012 e documento “Per il rilancio dell’attività del circolo”

Verbale 20 settembre 2012

Presenti Direttivo: De Battisti, Aprà, Carella, Dionisi, Leo, Michieli, Milani, Povolato, Reither, Vianello E., Valente, Zanetti.

Membri di diritto: Pozzobon (Tesoriere).

Assenti Direttivo: Cassani, Chiosi, Giada, Poiana, Ghezzo (G)

Responsabile Verbale: Michieli

Direttivo di giovedì 20 settembre 2012, ore 21-23

Il segretario De Battisti introduce l’odg:

  1. aggiornamenti vari
  2. discussione sulla situazione del Lido
  3. tesseramento

Il segretario aggiorna il Direttivo sulla questione della sede e le trattative in corso, che procedono abbastanza speditamente. Poi dà lettura di un contributo scritto di Ghezzo, che non può partecipare al Direttivo. Nel documento Ghezzo affronta due questioni: la vicenda del Palazzo del Cinema alla luce dei nuovi eventi e il rapporto con il PD comunale. Ghezzo sottolinea che al nuovo Palazzo aveva personalmente creduto, anche se negli ultimi tempi si era reso conto che qualcosa stava cambiando per la posizione equivoca del Sindaco e per il silenzio di Baratta; e, del resto, era la stessa posizione del partito sia a livello di Circolo che a livello comunale e provinciale. Tuttavia i cambiamenti intercorsi nel tempo, da ultime le dichiarazioni di Baratta e del Sindaco, comportano un cambio di strategia sulla vicenda ed il Circolo non può trovarsi da ultimo a sostenere un progetto in cui né la Biennale, né il Comune credono più. Sulla questione dei rapporti col PD comunale, Ghezzo sottolinea i problemi tra il gruppo PD al comune e il Sindaco, con la bilancia che pende molto spesso verso quest’ultimo, e la necessità che i consiglieri comunali svolgano con maggiore coraggio la loro funzione nei confronti di questo sbilanciamento.

De Battisti da quindi la parola a Reither che presenta un documento di rilancio dell’attività del circolo, scritto con Michieli e Dionisi (allegato al Verbale).

Pozzobon condivide con Ghezzo il proprio iniziale sostegno al Palazzo del Cinema anche se sottolinea l’aspetto ironico del fatto che il circolo possa ritrovare l’unità attorno al fallimento di un’operazione. Ritiene inoltre che si debbano effettivamente coinvolgere persone esterne, come scritto nel documento: cita l’esempio delle competenze esterne in materia di mobilità che personalmente ha rilevato. Mette in evidenza anche la carenza di impegno dei componenti del circolo da un anno a questa parte e la necessità di fare di più.

Povolato dice di aver creduto nell’idea del Palazzo del Cinema e, tuttavia, non è difficile verificare la situazione di precarietà in cui oggi versa la Mostra Internazionale cinematografica. I soggetti che all’epoca avevano sostenuto il progetto sono svaniti e la questione del Palazzo del Cinema è diventata sempre più rilevante come questione di emergenza finanziaria. Concorda con l’idea di Ghezzo della ritirata strategica e sottolinea come questa sia necessaria in tempi di revisione della spesa, come riportato dal documento di rilancio del circolo. Il rilancio delle politiche del Circolo passa anche per quei settori di intervento che oggi sono di estrema importanza per i cittadini: ambiente, mobilità e sanità. Da qui si deve ripartire per uscire fuori dalla vicenda con un nuovo progetto per il Lido. E per farlo dobbiamo capire quante risorse sono disponibili. E a questo servono i legami stretti con il Comune, nonostante tutte i problemi che Ghezzo ha indicato.

Zanetti afferma molto brevemente di trovarsi d’accordo con il contributo di Ghezzo e concorda con l’impostazione del documento di rilancio dell’attività del circolo.

Leo si ritrova nel documento e ricorda che già molto tempo fa si è a lungo dibattuto sulla questione dell’organizzazione degli spazi, al fine di utilizzare al meglio quelli esistenti, senza dover spendere tutte le risorse che sono state utilizzate. Ricorda inoltre che le competenze c’erano per poter utilizzare gli spazi esistenti o risolvere la questione del buco: i progetti degli studenti dello Iuav ne sono la prova lampante. Mette in evidenza che, tuttavia, le responsabilità politiche sono più ampie e non limitate al Comune. Afferma che la vicenda del Palazzo del Cinema è soltanto, ormai, una questione di bilanci che non quadrano: proprio la situazione economico-finanziaria comunale dovrebbe essere al centro di maggiore attenzione e approfondimenti.

Milani-Vianello si ritrova nel documento sul rilancio delle attività del circolo. Sul contributo di Ghezzo alla discussione, dice di prenderne atto, anche se ritiene i dubbi espressi troppo tardivi. Sostiene l’idea di un rilancio del Circolo e del territorio sulla base delle linee del documento, in particolare nel settore dell’ambiente e della mobilità, trovandosi d’accordo sulla necessità di appoggiare con forza il Biciplan.

Aprà concorda con il documento presentato e ritiene utile rivedere le proprie posizioni anche in vista della futura campagna elettorale, perché solo così si può tornare sul territorio e incontrare e discutere con i cittadini.

Valente dice che dobbiamo riconoscere di essere stati presi in giro dal Comune: se lo ammettiamo facciamo un passo importante. Una presa di distanza si rende perciò necessaria poiché le posizioni precedentemente assunte sono oramai indifendibili.

Vianello dice che il circolo deve prendere una posizione chiara ed unitaria. Dopo aver raccontato ai cittadini, nelle elezioni del 2010, quale era l’ambizione del progetto di rilancio del Lido, che ruotava attorno al Palazzo del Cinema, non si può oggi sostenere altre idee, così come sono apparse sulla stampa.

Il segretario De Battisti condivide di fondo il documento presentato e rivendica la strategia perseguita finora con gli amministratori comunali: offrire un interlocutore serio e ragionevole con cui discutere e argomentare le posizioni. Nonostante la personale delusione e il senso di presa in giro e arrabbiatura, dati gli sforzi che si stanno facendo, ritiene importante perseguire sempre una linea non di scontro o polemica, ma di approccio costruttivo e di coinvolgimento, col proposito di arrivare a scelte il più possibile condivise, anche tra i vari livelli di partito, il che non vuol dire essere morbidi o passivi. Sente la necessità di coinvolgere un maggior numero di persone: oltre alle modalità individuate dal documento, indica il tesseramento, e gli eventi collegati al tesseramento, e soprattutto le primarie, che rappresentano una buona occasione per rilanciare il circolo e il rapporto con i cittadini. Sottolinea che si debbano scegliere gli argomenti opportunamente nell’affrontare la popolazione, affinché non si fomentino i cittadini, aumentando la loro arrabbiatura e delusione e che questi argomenti debbano avere respiro più ampio, non solo locale. Dobbiamo recuperare consenso ma rimane fondamentale l’importanza della coerenza con le posizioni prese fino ad oggi, con i dovuti distinguo per non perdere in credibilità, per riavvicinare chi si è allontanato, anche se non solo per colpa nostra. Invita però ad aiutarsi reciprocamente, tutti devono mettersi di impegno: il circolo ne ha le potenzialità perché sente la volontà viva dei suoi aderenti. Chiede quindi al Direttivo di dare disponibilità per le attività che si decideranno di svolgere.

Reither ci tiene a sottolineare che, come affermato da Valente, il Circolo non possa più avere nei confronti del Comune e del PD comunale un atteggiamento bonario, poiché con tale atteggiamento siamo arrivati alla situazione attuale.

Si decide quindi di mettere ai voti il documento. Povolato propone due emendamenti per includere la sanità tra i punti da cui partire per ricostruire un legame coi cittadini e il mantenimento delle risorse finanziarie previste per il territorio del Lido. Il Direttivo approva all’unanimità il documento emendato. Si decide di pubblicarlo sul blog e di presentarlo in Assemblea.

Si chiude il Direttivo.

Qui trovate il documento Per il rilancio attività del circolo

A Verona, un forte asburgico ai Magazzini Generali

Solo al Lido, dove tra l’altro non esiste un patrimonio monumentale, si può sorridere con sufficienza del desiderio di salvare i resti di un forte asburgico dello stesso periodo (ndr, ri-emerso dopo gli scavi per il nuovo Palazzo del Cinema).

Daniela Milani Vianello, Direttivo Circolo

Lungomare Marconi, quale futuro?

Il progetto di rilancio del lido attraverso la partnership pubblico-privato si è trasformato negli anni e sotto gli occhi di tutti, da illuminata visione a coacervo di incertezze.

Senza riproporre un’analisi degli eventi che tutti noi conosciamo, vorrei portare all’attenzione l’ultimo capitolo della saga in ordine di apparizione sulla stampa locale (vedi Nuova Venezia del 27/08/2012).

Il tema è la riqualificazione del lungomare Marconi, intervento già proposto da EstCapital come opera di compensazione del plusvalore ottenuto dalle varianti urbanistiche sul Lido. L’operazione, giustificata se nell’ambito del progetto di generale riqualificazione dell’area del Palacinema e del suo collegamento con il Gran Viale, molto vantaggiosa come onere per la cordata di Mossetto che come contributo alla collettività si sarebbe regalato un nuovo accesso e biglietto da visita per i suoi stabilimenti balneari, appare oggi meno impellente per i due soggetti alla luce dell’attuale sostanziale fallimento dell’operazione di rilancio dell’isola. Il comune infatti, per bocca del sindaco Orsoni, annuncia in accordo con EstCapital di voler monetizzare l’intervento, accollandosi l’onere della realizzazione in un futuro non ben delineato per un importo di 15 milioni di euro. Curioso intento da parte del comune, dal momento in cui nella delibera di giunta 672/2011 si esplicita che la riqualificazione dei lungomari non è tra gli interessi dell’amministrazione.
Questo comunicato, oltre a ribadire la confusione imperante, riporta in primo piano anche la questione della congruità delle compensazioni come già rilevato da Jacopo Molina in una sua interpellanza che chiede ragione di inspiegabili ribassi accordati dal comune agli oneri in capo ad EstCapital.
Ritengo opportuno che il circolo, in vista dell’imminente prossimo incontro, chieda al sindaco di

  • chiarire l’ammontare effettivo della monetizzazione del beneficio pubblico,
  • se intende realmente perseguire il restyling dei lungomari
  • e in caso contrario come pensa di adoperare le risorse incamerate.

Nel caso in cui si procedesse alla realizzazione degli interventi annunciati occorre drizzare le antenne e verificare che le eventuali scelte progettuali siano congruenti a quanto disposto nel biciplan che giace stanco, (ap)provato e non finanziato in un cassetto…. che volendo potrebbe far rima con Mossetto.

Nicolò Reither, Direttivo Circolo

P.S.: i dubbi di Reither sono rafforzati dall’articolo del Gazzettino del 17 agosto, dato che si dovrebbero sottrarre i soldi dei lavori del Lungomare agli 11 milioni che, secondo la stampa, dovrebbero essere introitati alla fine dal Comune dall’operazione vendita ex-Ospedale al Mare. Aggiungiamo anche il contributo di Marco Zanetti, un altro componente del direttivo del Circolo: Bilancio e sintesi operazione ex-OaM-NPCC.