Rossi Doria: emendamenti per sopprimere le 6 ore

A Riva del Garda, nel corso del Festival della Famiglia, è intervenuto il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria: impegno del governo per sopprime le 6 ore e aprire una nuova fase per l’istruzione.

Quanto alla legge di stabilità il sottosegretario ha ribadito l’impegno del governo a concordare con le forze politiche un emendamento che sopprima il contestato provvedimento che prevede l’aumento delle ore di insegnamento settimanali da parte di ciascun docente da 18 a 24. Rossi Doria inoltre ha spiegato che va aperta una nuova fase della scuola italiana che porti a migliorare qualifiche e competenze dei giovani: un processo lungo e che necessita di investimenti mirati.

Ma ha detto pure che in Italia si fanno pochi figli, col rischio di compromettere il futuro
”Dal punto di vista demografico, quando io ero giovane per 100 ragazzi sotto i 20 anni vi erano 60 persone che avevano oltre sessant’anni, oggi invece ogni 100 ragazzi vi sono 149 ultra sessantenni. Facciamo pochi figli e una società che ha pochi figli ha una dimensione povera sul futuro, non sta investendo sul futuro ma solo su se stessa. Anche la situazione familiare e’ complessa e poi vi e’ la questione dei limiti, perchè i ragazzi di oggi non sono abituati ai no”.

Come ha tratteggiato il sottosegretario Rossi Doria, la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni ha davvero sconvolto, cambiato e trasformato l’idea di famiglia, di apprendimento e di scuola. ”La società non è più quella di un tempo e questa crisi svela una cosa molto semplice che una generazione ha utilizzato il bene comune in modo tale da non consegnarlo intatto ai nostri ragazzi. Ora dobbiamo fare un’opera di riparazione, la scuole deve ritornare a mettere al centro i nostri ragazzi, dobbiamo riformarla cercando di investire in formazione, cultura, istruzione”. Marco Rossi Doria ha infine ricordato che proprio ieri, in settima commissione alla Camera è proseguito il dibattito sulle misure del Governo riguardanti la scuola, nell’ambito del decreto stabilità e il Governo ha dichiarato che intende favorire il processo per cui ci sia un emendamento soppressivo delle ore degli insegnanti, riportandole da 24 a 18.
Nell’ambito della giornata si è riflettuto sulla gestione della scuola in Provincia di Trento che in materia ha competenza primaria: un ruolo di primo piano è quello dei dirigenti scolastici che sono stati dotati di maggiore autonomia e che sono chiamati a sviluppare al meglio le risorse umane

Approvata la legge 953 sull’autogoverno delle scuole

L’ex presidente della VII Commissione Cultura ha esclamato: era ora che la scuola diventasse più moderna, efficace e di taglio europeo, con un deciso rafforzamento dell’autonomia organizzativa e didattica. L’assessore Aprea ha fatto l’ode al varo legislativo della proposta di legge 953 e in particolar modo ha espresso apprezzamenti sull’autonomia statutaria delle istituzioni scolastiche, che consente loro di regolare l’istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi interni e le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica.
In particolare il nuovo organo di autogoverno sarà chiamato a promuovere il patto educativo fra scuola, studenti, famiglia e comunità locale, valorizzando il diritto all’apprendimento e alla partecipazione degli alunni alla vita della scuola e le azioni formative ed educative in rete nel territorio.
A tal fine diventa fondamentale la concorrenza di Stato, Regioni e autonomie locali, nonché il contributo delle diverse realtà culturali, sociali, professionali e dei servizi, ciascuno secondo i propri compiti e le proprie attribuzioni secondo il principio della sussidiarietà orizzontale. L’assessore all’istruzione della Giunta Formigoni ritrova in questa legge l’anima della sua proposta di legge, che prima si chiamava legge Aprea e successivamente è stata mascherata, per renderla votabile dal partito democratico, con il nome numerico progressivo “PDL 953”.
L’Aprea oltre a rivendicare con orgoglio, all’interno della legge 953, l’introduzione di un statuto autonomo per ogni singola scuola, rivendica altri punti, a suo dire, qualificanti, come per esempio l’introduzione del Nucleo di autovalutazione del funzionamento dell’istituto, che affida alle scuole anche la responsabilità di auto valutarsi in raccordo con l’Invalsi.
Orami siamo prossimi al battesimo del Consiglio delle autonomie scolastiche, organo di partecipazione e di corresponsabilità tra Stato, Regioni, Enti locali e Autonomie scolastiche nel governo del sistema nazionale di istruzione.
L’auspicio dell’Aprea è quello che al Senato la legge non trovi resistenze politiche di alcun genere, visto che la sua approvazione è fortemente voluta da tutta la maggioranza parlamentare. Alla soddisfazione evidente e dichiarata dell’Aprea fa riscontro lo scetticismo e la diffidenza dei sindacati, dei docenti, delle rappresentanze studentesche e dei genitori. Infatti l’Unione degli studenti medi è radicalmente contrario all’approvazione di questa legge, che considerano un rischio per la democrazia interna delle scuole. È convincimento di molti che la proposta di legge 953 rischia di privatizzare le scuole e cancellare i diritti degli studenti.
Per i sindacati questa legge porterà ad una frantumazione del sistema nazionale d’istruzione, colpirà duramente il diritto costituzionale della libertà d’insegnamento e ridurrà il collegio dei docenti ad organo puramente informativo. Questa è una legge che è molto lontana dai bisogni dei cittadini e dei lavoratori della scuola, ma è molto vicina alle esigenze di una politica che rischia l’implosione per mancanza di un sano ascolto democratico. 

Riviste (per nulla) scientifiche

“Sc-sc-scientifico!”, garantiva Gassman nella parte di «Peppe er Pantera» ne «I soliti ignoti». «Scientifiche», garantiscono i commissari ministeriali per le riviste accettate per valutare i lavori dei docenti universitari. Ma sulla lista è scoppiato un putiferio: sono «scientifici» anche «Cineforum», i settimanali diocesani o «Stalle da latte»?

Il punto di partenza era sacrosanto: fissare finalmente dei parametri quanto più possibile oggettivi e incontestabili per una sorta di preselezione dei professori universitari. Obbligando gli aspiranti cattedratici a presentare un certo numero di lavori scientifici, diversi a seconda del settore, pubblicati su una serie di riviste. Una specie di «patentino» indispensabile per concorrere poi alle gare per conquistare questa o quella cattedra. Chiudendo così, una volta per tutte, la stagione dei concorsi truccati, dei curriculum fatti di articoli firmati insieme con i commissari d’esame, della cooptazione di mogli, figli, sorelle, fratelli, cognati e cugini che hanno fatto precipitare la reputazione del nostro sistema universitario a livelli spesso umilianti.

Certo, la bacchetta magica per smascherare i furbi non ce l’ha nessuno. E anche questo sistema non offre la garanzia assoluta di selezionare sempre e solo i migliori. Era comunque un primo passo per uscire dalla logica del più fradicio nepotismo e da quella dei concorsi pilotati «a fin di bene» perché quel nepotismo fosse in qualche modo arginato.

Mettetevi dunque nei panni di un barone, baronetto o baroncino universitario alle prese col rischio di non potere più manovrare a capriccio la distribuzione dei posti: cosa fare? Ovvio: svuotare i nuovi meccanismi selettivi di ogni oggettività «scientifica». La scelta delle riviste da accettare come sedi congrue per le pubblicazioni dei candidati doveva quindi essere la più larga, strampalata e ridicola possibile.

Un sospetto inutilmente maligno? Lo capiremo meglio quando i magistrati avranno tra le mani gli atti del procedimento seguito per la prima selezione delle riviste. Dando ragione alle richieste di trasparenza di federalismi.it, il Tar del Lazio ha infatti appena ordinato all’Anvur, cioè l’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, di mostrare le carte.

Certo è che nella prima lista, utilizzata per selezionare gli stessi commissari che poi valuteranno quanti aspirano all’abilitazione scientifica nazionale, c’erano alcune «eccentricità», diciamo così, che farebbero scoppiare in una fragorosa risata qualunque docente non solo di Harvard, Princeton o Berkeley ma anche di un qualsiasi ateneo minimamente serio dal Cile al Kamchatka.
Come denunciarono tre settimane fa i professori e i ricercatori che animano roars.it, un blog che si occupa di politica universitaria, tra le pubblicazioni «scientifiche» c’erano infatti non solo Il Sole 24 Ore ma anche Etruria oggi , Fare Futuro Web Magazine, la Rivista del clero italiano, il Mattino di Padova, Yacht capital, il settimanale diocesano La vita cattolica di Udine e poi Airone, Barche, Nautica, «Leadership medica» e via così. Fino al periodico che più sollevò qualche ironia fra gli scienziati: Suinicoltura. Un giornale che, riccamente illustrato con maiali, scrofe, porcelli e porcellini, si propone quale «punto di riferimento imprescindibile per gli allevatori di suini, per i tecnici e per le imprese impegnate nell’indotto della filiera suinicola». Tutte pubblicazioni che non ci permetteremmo mai di liquidare come poco serie. Ci mancherebbe altro. Ma che mai potrebbero finire nel curriculum di uno studioso che aspiri a entrare a Yale.

La reazione degli «esperti» dell’Anvur, colti con le mani nel sacco, è stata affannata. Dieci giorni fa un comunicato avvertiva che dopo avere contato 15.998 riviste «suddivise nelle aree non bibliometriche (…) i gruppi di lavoro, avvalendosi delle società scientifiche interpellate dall’Anvur, hanno effettuato una difficile e meritoria opera di sfrondamento, pervenendo a un numero finale di 12.865 riviste considerate scientifiche in almeno un’area. L’eliminazione dalle liste di riviste scientifiche ha riguardato ben 3.133 riviste considerate non scientifiche». Sulle quali chi aspira all’abilitazione ha pubblicato 183.348 articoli.
Non l’avessero mai fatto. Proprio ironizzando quell’autoapplauso dei commissari a proposito della «difficile e meritoria opera di sfrondamento», Antonio Banfi e Giuseppe De Nicolao, tra i redattori del blog roars.it , sono tornati sul tema con una seconda puntata dal titolo spigliato («Sesso, droga e chiesa: le pazze riviste Anvur sempre più pazze») e dal contenuto micidiale.

Dopo avere ricordato che «le liste delle riviste scientifiche si sono rivelate al di sotto di ogni standard qualitativo», che «in altre nazioni, le anomalie riscontrate da Roars e poi rilanciate dalla stampa, sarebbero bastate a provocare le dimissioni del consiglio direttivo dell’Agenzia per manifesta incapacità, per non volere pensare peggio riguardo a possibili favoritismi», i due docenti affondano il coltello nella piaga. Spiegando che l’agenzia non solo non ha chiesto scusa per gli strafalcioni, ma evita di pubblicare la lista delle 3.133 riviste scartate, indispensabile per «rendere trasparente il suo operato e consentire di verificare che non vi siano state esclusioni ad hoc», elenca due volte le stesse riviste con accenti diversi ( Aretè e Areté , Topicos e Tópicos …) ed evita di inserire per ogni rivista il suo codice ISSN necessario a identificare un giornale al di là di ogni equivoco.

C’è di peggio: nonostante lo «sfrondamento» restano tra le pubblicazioni «scientifiche» le riviste Alta Padovana del Comune di Vigonza e Delitti di carta dedicata ai gialli, il mensile di informazione sui libri per ragazzi Andersen-Il Mondo dell’Infanzia, l’Annuario del liceo di Rovereto che pubblica le foto di classe degli alunni, Il commercialista veneto, Cineforum, I martedì che si propone come un mensile «del Centro San Domenico e del suo instancabile fondatore e animatore, fra Michele» e vari bollettini delle amministrazioni locali tipo La regione Abruzzo, Comune notizie del municipio di Livorno, il Trentino, Cronache parlamentari siciliane… E giù giù fino a Wired che pubblica in prima pagina notizie tipo «Io, genio in sette giorni» o ancora, come dicevamo, L’informatore agrario e Stalle da latte. Tutta roba, per carità, rispettabilissima. Ma provate a metterla in un curriculum per chiedere una cattedra a Cambridge…

Gian Antonio Stella

Il PD, la scuola e i servizi essenziali per la non autosufficienza

La crisi finanziaria ha ulteriormente eroso le risorse per due settori fondamentali della vita pubblica. Settori che hanno da sempre costituito punti di forza della politica del Partito Democratico e che dovranno esserlo anche in futuro.

Mi riferisco alla scuola pubblica ed ai servizi essenziali per la non autosufficienza.

In quest’ultimo campo, i tagli del governo alle regioni hanno portato il Veneto a non avere praticamente più soldi per i soggetti non autosufficienti – ad esempio per i Centri Educativi Occupazionali o i finanziamenti Vita Indipendente -.

Ricordo che solo nel 2009 la nostra regione disponeva di un fondo di 721 milioni di euro.

Prossimamente in Consiglio Regionale, verrà portata la proposta dell’Assessore Sernagiotto di far pagare un ticket per l’assistenza ai disabili in base alla dichiarazione ISEE. In queste poche righe, non si intende discutere sulla validità o meno di tale proposta, che ha comunque il netto rifiuto delle associazioni quali Anffas. Ci si augura che in ogni caso, tali servizi per l’assistenza siano mantenuti, magari con risorse reperite in bilancio o perché no, con una rimodulazione della addizionale Irpef.

La lenta agonia della scuola pubblica ha origini lontane e non ascrivibili solamente alla “riforma” Gelmini.

L’articolo 3 della bozza del Piano di stabilità 2013 proposto dall’attuale Ministro della Istruzione, appare come l’infausta goccia che fa traboccare il vaso, cioè un settore già stremato da mancati rinnovi contrattuali – bloccati dal 2009 -, tagli di fondi, di personale, mancati recuperi di scatti di anzianità, pur promessi.

La bozza del Piano Stabilità proposta in forma di disegno di legge – fortunatamente – propone: la riduzione al 50% dei contributi per chi usufruisce della legge 104/92 (assistenza familiari disabili) che fa il paio con quanto sopra, l’eliminazione della vacanza contrattuale (13 euro in busta paga) e l’allargamento a 24 ore settimanali dell’orario di lavoro dei docenti.

Bene ha fatto il segretario Bersani a ricordare che ciò significa assestare forse una botta definitiva all’aspirazione di molti docenti precari ad avere un lavoro. Bersani ha stimato una perdita di 6000 cattedre, ma forse il numero è maggiore.

Questo è l’aspetto fondamentale della vicenda, qui mi permetto invece alcune considerazioni di ordine sindacale.

Primo: la pessima abitudine (inaugurata con il precedente Governo) di legiferare in deroga ai Contratti Nazionali di categoria e soprattutto di non sottoporre alle Organizzazioni Sindacali alcun testo. La difficile situazione economica che pur esige tagli della spesa pubblica, non giustifica procedure di questo tipo.

Secondo: l’estensione dell’orario di lavoro a 24 ore dei docenti, con copertura di supplenze brevi in altri classi, non scandalizza, sia tenuto conto che già esiste per le scuole elementari e di primo grado, sia considerato che in molti paesi europei, l’orario complessivo risulta essere di 37 ore.

Quello che sconcerta è la contropartita offerta, che prevede 15 giorni di ferie in più da usufruire.

Questa è una cosa irritante, che non sia tempo di investimenti per la scuola – c’è mai stato? – lo si è capito da tempo e si è pure capito che il senso di questo eventuale provvedimento, è nel risparmio di somme altrimenti destinate al personale precario e magari da investire nella edilizia scolastica.

Ciò che non si comprende è la pretesa di aumentare le ore lavorative senza pagare alcuna contropartita in denaro.

Almeno la reintroduzione degli scatti di anzianità, la vacanza contrattuale, un adeguamento più sostenuto all’inflazione, la prospettiva di un rinnovo del contratto potrebbero costituire una contropartita minima… senza avventurarsi in pur legittime richieste di aumento stipendiale.

La celebre frase “ma dì qualcosa di sinistra” di Moretti che, a volte, si indirizza al nostro Partito, deve tradursi in una forte difesa della scuola pubblica e di tutti i servizi sociali.

Oltre ad essere sicuramente di “sinistra”, riteniamo che queste tematiche, devono essere definite con forza ed espresse con chiarezza. Riconoscere il Partito Democratico anche attraverso la difesa della scuola e dei diritti delle persone, non potrà che giovare prima allo società civile e quindi alla partito stesso.

Stefano Reggio

Quanto sono pagati i professori universitari?

Il titolo vuole essere un po’ provocatorio ma parte dalle riflessioni di un ex-Ministro dell’Istruzione, Tullio De Mauro, che nel recente numero di “Internazionale” presenta i risultati di una ricerca comparata sugli stipendi dei docenti universitari: Paying the Professoriate. A global comparison of compensation and contracts, a cura di Philip Altbach, Boston University. Si tratta di una ricerca unica nel suo genere, iniziata nel 2003: la squadra di Altbach ha comparato gli stipendi dei docenti universitari, tenendo conto del poter d’acquisto dei singoli paesi e dei differenti sistemi universitari (per la parte italiana se ne sono occupati Giliberto Capano e Gianfranco Rebora). Ora la cosa ha un qualche interesse poiché l’idea di fondo è che alti stipendi riescano ad attirare i cervelli migliori e i più brillanti. Dove sta l’interesse per l’Italia? Lo potete vedere da voi stessi nella figura qui sotto.

Avete il livello di stipendio all’entrata, la media e il livello top di stipendio. I docenti più pagati sono in Canada. Segue l’Italia assieme con il Sud Africa, paese con cui condivide anche un altro primato: la differenza più alta tra lo stipendio top e quello all’entrata. Ora a questa disuguaglianza di livello economico, che non ha paragoni tra i paesi occidentali considerati, già di per se farebbe riflettere. Tuttavia, ci siamo anche ricordati di alcuni dati Ocse di qualche tempo fa (2008): nel nostro Paese, solo 4 docenti universitari su cento possono vantare meno di 34 anni. Questa percentuale di giovani si alza in Francia (il 21% di under 34), Germania (32%), Finlandia (28%), Regno Unito (27%) e Turchia (41%). In breve, un università di docenti anziani e strapagati, in rapporto ai nuovi entrati.

Verbale Direttivo 6 giugno 2012: Incontro con Ferrazzi

Verbale 6 giugno 2012 ore 17:30-19:30

Presenti Direttivo: De Battisti, Aprà, Dionisi, Michieli, Povolato, Zanetti, Pozzobon, Ghezzo.

Assenti Direttivo: Ballarin, Carella, Cassani, Chiosi, Frasson, Giada, Leo, Milani, Plevani, Poiana, Reither, Valente, Vianello

Responsabile Verbale: Michieli

Direttivo allargato ad iscritti e simpatizzanti

Incontro con Ferrazzi, assessore alle politiche educative, per lo sport e per la famiglia

De Battisti introduce l’incontro e ringrazia l’Assessore Ferrazzi per aver garantito la propria presenza in questa serie di incontri organizzati dal Circolo e dal Gruppo in Municipalità.

Ferrazzi apre il dibattito confermando l’impegno del Comune a mantenere inalterate le politiche per l’infanzia, per non scaricare sulle famiglie le difficoltà finanziarie che l’amministrazione sta vivendo; poiché si tratta di politiche che hanno caratterizzato in maniera positiva il Comune di Venezia, l’impegno sarà notevole. Cita il caso delle tariffe per i 37 asili nido del Comune di Venezia (circa il 40% degli asili nido comunali presenti in Regione) che definisce le più basse d’Italia: 209 € per famiglia e il 20% delle famiglie che non paga nulla, date le condizioni di reddito.

Per quanto riguarda il Lido e Pellestrina, Ferrazzi afferma che sono stati mantenuti diversi servizi, in particolare i centri di ascolto e i centri estivi, nonostante la difficile situazione del bilancio comunale: ciò dipende dalla volontà dell’amministrazione di perseguire il mantenimento di un alto livello di politiche di welfare, all’interno delle quali, ovviamente, si ritrovano anche le politiche educative. Il Comune è stato in questi ultimi mesi alle prese con il piano di dimensionamento scolastico: per Lido e Pellestrina il piano di dimensionamento comporta la creazione di un’unica direzione didattica, che risponderà a tutte le richieste del territorio.

Sulle politiche sportive, rilancia l’idea di creare un distretto sportivo a Lido e Pellestrina, data la presenza di diversi impianti sportivi.

Nel campo invece dell’edilizia scolastica, materia nelle mani della Municipalità, ritiene che ci siano delle criticità, che sarebbero tuttavia sotto controllo.

Povolato ritiene importante il compito che l’amministrazione comunale sta svolgendo per mantenere alto il livello dei servizi. Tuttavia, considera doveroso soffermarsi su alcuni punti critici: in particolare la mancanza di risorse per la risoluzione delle criticità relative all’edilizia scolastica. Sostiene che le risorse per la scuola per il 2012 siano di 70.000 € e quasi pari allo zero per lo sport, di fronte ai passati investimenti di 225.000 € per la scuola e di 50.000 per lo sport. Di fronte alla mancanza di risorse e alle difficoltà di manutenzione scolastica e sportiva, chiede quindi ragione all’Assessore di quali siano gli interventi sul piano triennale e cita come esempio l’utilizzo di 650.000 € per l’adeguamento del centro ippico. Ritiene infatti che vi siano anche altre questioni che meritano attenzione da parte dell’amministrazione: il palazzetto di San Pietro in Volta e la copertura del pattinodromo, al fine di un suo utilizzo più continuo.

Per quanto riguarda il distretto dello sport, chiede di capire se il tentativo che si sta sviluppando sia quello di far capire alle società sportive di fare sempre più affidamento su risorse non pubbliche e di fare affidamento su una loro maggiore responsabilizzazione.

Ghezzo porta l’esperienza personale per confermare la valida offerta di asili nido sul territorio e la valevole attività didattica. Quindi chiede conto all’Assessore dell’intervista rilasciata dal Presidente della Municipalità in materia di centri estivi.

Pinarello chiede che si faccia un’attenta verifica delle agevolazioni di cui gode quel 20% di famiglie. A seguito delle affermazioni del Sindaco sulla invendibilità della Favorita, auspica che alla Favorita possano trovare collocazione tutte le associazioni, non solo sportive, che al Lido hanno grandi difficoltà per la mancanza di luoghi di riunione. Pinarello inoltre porta all’attenzione un problema derivante dalla riorganizzazione del Coni, avviata dal Presidente Petrucci: si abolisce il rappresentante provinciale eletto e al suo posto ci sarà un delegato nominato a livello centrale. In questo modo le società sportive non avranno più un referente sportivo Coni in provincia.

Per quanto riguarda la manutenzione degli impianti sportivi, Pinarello afferma che sia di competenza delle associazioni che hanno in uso l’impianto.

Esce Pozzobon.

Aprà chiede conto dell’organico di diritto: ottenuta conferma dell’indirizzo musicale per la secondaria e accolta la domanda di tempo pieno per la primaria, tuttavia esiste il problema della mancanza della compresenza, dettata dal minore organico disponibile. Chiede inoltre di avere dei chiarimenti rispetto alla scuola secondaria poiché sono state richieste sei classi e ce ne sono invece cinque: si domanda se ci sia una volontà da parte della Regione di penalizzare Venezia. Sul punto di ascolto, rivendica le battaglie portate avanti dal Circolo e dal Gruppo in Municipalità per il suo mantenimento, pressioni che hanno avuto buon esito. Inoltre chiede se vi siano delle proposte sulla pista di atletica della scuola Giovanni XXIII, poiché in disuso, facile da mettere a posto e soprattutto perché esiste una domanda di utilizzo da parte delle famiglie. Sul dimensionamento, conferma la scelta congeniale di accorpare Lido e Pellestrina, anche se vanno richieste delle compensazioni, dato che il comprensorio scolastico conterà 1400 studenti, ben al di sopra della media dei 1000 studenti e di fronte a scuole che sono state tutelate, pur non soddisfacendo i criteri del numero degli studenti.

Zanetti chiede cosa manchi e quanto serva, sia in termini temporali che in termini finanziari, per la messa a norma della Gabelli. A proposito di eventi sportivi, domanda all’Assessore quanto sia costata al Comune la Coppa America e quanto il Comune ne abbia guadagnato. Critica inoltre la presenza di una comunicazione pubblicitaria di Est Capital all’Arsenaleapparsa durante la manifestazione sotto lo stemma dell’Amministrazione Comunale.

Chiozzotto affronta la questione del galoppatoio poiché ricorda che in quell’area era previsto un attracco Actv e richiama alla memoria un progetto di spostare il circolo ippico nel forte di Alberoni, per unire ippica e golf in un’ottica di un certo interesse per il territorio: chiede perciò all’Assessore di chiarire e di decidere dove debba essere collocato il circolo ippico.

Sulle politiche sportive risponde l’arch. Medoro (Dirigente dello Sport, Comune di Venezia). Afferma subito che fino al 2017 la struttura ippica è in gestione dell’attuale società e che l’approdo Actv previsto non ha più ragion d’essere, considerata la realizzazione del nuovo terminal di Santa Maria Elisabetta. Ritiene inoltre che la società di gestione del galoppatoio stia facendo un buon lavoro, nonostante le continue delazioni, rivelatesi infondate anche dopo numerose indagini dei Nas: la destinazione d’uso dell’area rimarrà quindi al galoppatoio. Sostiene inoltre che un uso diverso dell’area vedrebbe la probabile contrarietà della Sovrintendenza, data l’importanza paesaggistica dell’area e la presenza di una struttura di pregio artistico come l’ex-tiro a volo, e smentisce l’esistenza di amianto sulla copertura della struttura.

Per quanto riguarda la Favorita, l’utilizzo al momento è stato assegnato al rugby e l’assessorato sarebbe soddisfatto se l’area rimanesse utilizzabile per le società sportive, ma sottolinea che sarà necessaria un notevole finanziamento per la ristrutturazione degli edifici presenti, qualora si decidesse di non vendere l’area.

Sul pattinodromo, rivela che la società attuale sta tentando di costituire un consorzio per un uso più intenso della struttura: il soggetto che ne avrà la gestione dovrà integrare con propri fondi la copertura.

Ferrazzi rivendica l’impegno del Comune nel clima di difficoltà dettate anche dal Patto di Stabilità interno, che costringe i comuni a non pagare, pur avendo le risorse disponibili.

Zanetti chiede se ha inteso bene quanto detto poc’anzi dall’Assessore, che cioè l’Amministrazione Comunale riesce a farsi carico del 93% delle spese di utenze e consumi per gli impianti sportivi; se così fosse non sarebbe certo un modo per indurre i gestori a contenere i consumi.

Ferrazzi conferma che così è e che così s’intende sostenere l’attività sportiva dei cittadini. Quindi ritorna sulla questione del pattinodromo e sulla necessità di collaborazione tra pubblico e privato in una situazione molto difficile per il Comune. Per quanto riguarda la manutenzione scolastica, la municipalità conta fino ad un certo punto poiché si sta avviando una centralizzazione a livello comunale della programmazione e, poiché la situazione del bilancio è molto difficile, il Comune può solo lavorare su risorse proprie, in particolare quelle derivanti dalle alienazioni.

Esce Povolato.

Baruffi (Dirigente Politiche Istruzione, Comune di Venezia) afferma che la Gabelli sarà oggetto di interventi di manutenzione, probabilmente dopo l’estate.

Ferrazzi ritiene che i servizi che il Comune offre siano di ottimo livello e cita l’indice di copertura degli asili nido, che già oggi soddisfa quanto previsto da Europa 2020, e il rapporto insegnanti/bambini che è di 1 a 6, quando la regione indica un rapporto di 1 a 8. Sul 20% delle famiglie che usufruiscono di facilitazioni per l’accesso ai nidi, esistono dei sistemi di controllo del reddito, ma ovviamente non vi può essere la completa sicurezza. Anche per evitare comportamenti scorretti in questo ambito, l’assessore partecipa ad un gruppo di studio, in rappresentanza dell’Anci, per studiare un nuovo Isee, che tenga conto del patrimonio e di un maggiore peso del fattore famigliare.

Conferma l’impegno di utilizzo della Favorita per le società sportive, qualora non venga venduto.

Sull’America’s Cup Ferrazzi dice che il Comune non ha speso soldi e comunque i costi-ombra, come ad esempio l’utilizzo dei vigili nel periodo della manifestazione, sono stati sostenuti dai fondi messi a disposizione dei privati.

Dal pubblico si chiede quale sarà il destino della struttura del Severi, oggi vuota.

Ferrazzi dice che la struttura non è ancora passata dalla provincia al comune poiché vi sono problemi di compensazione, dato che l’area è
del comune ma lo stabile è della provincia.

Si chiude il Direttivo.