“Governare i beni collettivi” secondo Elinor Ostrom

Elinor Ostrom (2009), “Governare i beni collettivi”, Marsilio Editore, Venezia, pagg.1-353, Euro 28

Come può essere organizzato l’utilizzo dei beni collettivi o comuni in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo sia costi amministrativi troppo elevati, la cosiddetta tragedia dei beni comuni? Questa è la domanda a cui Elinor Ostrom, primo premio Nobel per l’economia assegnato ad una donna, per giunta una politologa, tenta di fornire una risposta.  Lo fa partendo da una riflessione sulle risorse naturali e sulla sostenibilità economica di queste risorse nel tempo e, attraverso la distinzione tra beni comuni, “beni spesso difficili da delimitare per precluderne l’accesso a terzi”, e beni pubblici, “beni dal cui uso non è possibili escludere singoli beneficiari”, Ostrom afferma che il problema principale che “gli utilizzatori di un bene scarso e deperibile di uso comune si trovano a dover risolvere è quello di darsi una struttura organizzativa che incoraggi la scelta di strategie individuali cooperative che tengano conto degli effetti delle proprie azioni e decisioni sulla funzione di utilità degli altri beneficiari del bene in oggetto”. Lo fa suggerendo una serie di esempi fondati sull’abbandono delle categorie ideologiche dello stato e del mercato come regolatori unici per la soluzione dei problemi collettivi: la vera alternativa, secondo Ostrom, è l’adattabilità istituzionale nei sistemi complessi. Per l’autrice significa favorire la valorizzazione delle istituzioni collettive, né pubbliche, né private, costruite procedendo per tentativi ed errori da attori pubblici e privati. In una fase di passaggio delle democrazie occidentali, il libro della Ostrom riporta alla luce un approccio ai problemi fondato sulla gestione civica del bene attraverso istituzioni di autogoverno, un approccio che affonda le radici nel passato.