“La felicità della democrazia”

“Dopo la crisi economica e politica internazionale, di fronte ai rapidi sconvolgimenti degli assetti geopolitici che hanno interessato recentemente i paesi arabi, ci interroghiamo con sempre maggiore urgenza sullo stato di salute della forma di governo che abbiamo cercato, conquistato e mantenuto con fatica lungo il corso dei secoli. È sicuramente giunto il momento di confrontarsi criticamente con la realtà dei fatti del momento, con il concetto stesso di democrazia, con una società che muta a ritmi sempre più veloci e mostra il suo scetticismo verso un modello che si sta appannando. Da qui, da questa consapevolezza, nasce la riflessione di Zagrebelsky e Mauro – il primo Presidente emerito della Corte Costituzionale, il secondo direttore de La Repubblica -, che si configura come un dialogo sul modello socratico, di stampo filosofico-politico. Perché la democrazia è un sistema di governo molto compiacente, che può ospitare molte cose e conservare il suo nome. Qui sta la sua forza, ma anche il suo punto debole. Perfino i dittatori, quando prendono il potere, sciolgono il Parlamento e sospendono i diritti, dicono di farlo per restaurare la ‘Vera democrazia’.

In questo “autunno della democrazia”, dove la parola è diventata in molti casi solo un “orpello dei potenti”, come la definisce Zagrebelsky, che per l’occasione riveste la parte dello scettico, il disincanto si sta diffondendo, specialmente tra chi non appartiene ai giri di potere. La fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici, il sentimento di unità nazionale si fa sempre più precario. Parliamo di democrazia, di identità, di unità nazionale, e si avverte l’esigenza di riaprire il dialogo. Perché la democrazia è forse come l’aria: ci si accorge della sua importanza quando viene a mancare. Per parlarne di democrazia bisogna dunque richiamarci a concetti inscindibili come quelli della libertà, della felicità individuale e collettiva, della virtù.

Nella democrazia è possibile cercare anche la felicità, attraverso la libera realizzazione di se stessi, modulata nella consapevolezza degli altri, dei loro diritti, e nella possibilità di costruire un progetto comune di riconoscimento, che chiamiamo società politica, istituzionale, di cittadini. La felicità sta forse nella soddisfazione per il dovere compiuto? Nella tradizione antica la felicità era la vita buona e la vita buona non era il soddisfacimento illimitato di pulsioni individuali, ma la pratica della virtù. La virtù democratica sta nell’esercizio delle libertà pur riconoscendo e rispettando i limiti.
Oggi tutto sembra essersi corrotto. Oggi virtù e felicità sono state separate e collocate agli antipodi. Di conseguenza la libertà oggi si identifica spesso nella pretesa di fare tutto quello che si può, cioè con l’assenza di regole.
Innegabilmente al processo di svuotamento democratico e disagio ha contribuito il discredito versato sulle ideologie, il crollo dei grandi partiti, l’individualismo sfrenato a cui si accompagna l’ammirazione verso chi è riuscito a realizzare i propri interessi, affidandosi a qualsiasi mezzo a sua disposizione. Ne abbiamo prova quotidianamente. Infine, l’Europa Unita non ha saputo porsi come solido punto di riferimento e non è riuscita a produrre un governo e una politica estera europea condivisa, acuendo gli squilibri all’interno dei governi.
Ragionare sulla democrazia, dunque, vuol dire riflettere sul valore della vita, da un punto di vista che abbraccia il singolo e la comunità, sui principi che guidano le nostre scelte e determinano il nostro essere, sulla storia, su un passato che ci appartiene e di cui dovremmo conservare una memoria attiva, sul concetto di identità che si fa sempre più comunitario. L’unico modo significativo per farlo oggi è collocarsi fuori dalla retorica e dalle facili soluzioni, consapevoli del fatto che la democrazia è fragile, manipolabile, in continua trasformazione, e non è un sistema assestato, perchè dove c’è assestamento c’è oligarchia.”

Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky, La felicità della democrazia, Laterza, €15, p.244

P.S.: è d’attualità la polemica La Repubblica-Il Fatto Quotidiano sulla trattativa Stato-Mafia e il Capo dello Stato, partita proprio con un editoriale di Zagrebelsky. Qui la vicenda per chi se la fosse persa: Zagrebelsky, poi Scalfari, poi ancora Zagrebelsky, infine Ezio Mauro. E qui Travaglio e Ferrara. buona lettura per chi ne avesse voglia!!!

L’iniziativa dei cittadini europei

La volontà di allargare la partecipazione alle decisioni istituzionali contagia anche le istituzioni comunitarie.

Il trattato di Lisbona introduce il concetto di iniziativa dei cittadini europei.
Esso stabilisce infatti che “cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati.” (Articolo 11, paragrafo 4, del trattato sull’Unione europea).
Le procedure e le condizioni necessarie per la presentazione di un’iniziativa dei cittadini europei dovevano essere stabilite da un regolamento che il Parlamento europeo e il Consiglio avrebbero dovuto adottare su proposta della Commissione europea.
La Commissione ha adottato la proposta il 31 marzo 2010.
Ora il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo definitivo sul regolamento.

Ecco alcune dei comitati di cittadini attivi al momento e in fase di allestimenti degli strumenti informatici per la raccolta firme.

Certo non risolverà tutti i problemi. Ma dimostra una certa sensibilità nei confronti della lontananza dei cittadini dalle istituzioni.