43,3 miliardi di euro…. di soldi non spesi

Dal blog di Alessandro Campi:

“La cifra è di quelle così grandi da sembrare un errore: 43,3 miliardi di euro. Sono i soldi dei fondi strutturali europei che finora l’Italia non è riuscita a investire e che alla fine del 2013 non potrà più usare. I calcoli sono della ragioneria dello stato. Per il periodo 2007-2013 a favore dell’Italia sono stati stanziati 59,4 miliardi di euro e al 30 giugno 2012 ne erano stati spesi solo 16,1. Soldi destinati soprattutto alle regioni meridionali. “Sulle cause si è discusso a lungo”, ha scritto Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, “spesso si tira in ballo la scarsa (o scarsissima) capacità progettuale delle amministrazioni locali o centrali. Ma non c’è dubbio che ci sia anche il concorso dell’indolenza burocratica e di una certa miopia della politica”.
Il ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca e il governo di Monti hanno cercato di spingere sull’acceleratore: riprogrammando, stimolando, controllando. E lanciando Open Coesione, un sito dove tutti possono verificare l’uso dei fondi e seguire uno per uno i 473.048 progetti avviati.
In Europa l’Italia è al terzo posto tra i paesi che ricevono più soldi da Bruxelles (dopo Polonia e Spagna) e al secondo tra quelli che li usano di meno (dopo la Romania). Ma, soprattutto, l’Italia è un contribuente netto al bilancio comunitario: ha versato nelle casse europee più di quanto abbia ricevuto sotto forma di aiuti.
Il presidente della repubblica ha detto che è arrivato il momento di voltare pagina, di farla finita con le opere incompiute e di mettersi d’impegno per usare i soldi. Ha parlato di “imbarazzo” e “di grande spreco” di soldi che potrebbero far crescere il sud, uno spreco ancora più insultante perché “sono in qualche modo soldi nostri, che vengono dalle nostre tasche, dal nostro lavoro”. Il presidente era Carlo Azeglio Ciampi, nell’ottobre del 2000″.

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Il Veneto non “approfitta” dei fondi UE

Pubblichiamo con piacere i primi risultati dell’Osservatorio sulla spesa del Consiglio regionale sull’utilizzo dei fondi strutturali da parte della Regione Veneto. Un’occasione che l’UE ci mette a disposizione ma che il Veneto non riesce ad utilizzare.

“Il Veneto, tra il 2007 e il 2011, ha complessivamente attratto dai Fondi europei a gestione comunitaria 267 milioni di euro, il 6% di quanto ottenuto dalla Regione francese dell’Ile De France, un quarto di quanto si è assicurata la Lombardia e meno di un terzo di quanto conquistato dall’Emilia Romagna. E’ uno dei dati che emergono da una ricerca condotta dall’Osservatorio sulla spesa del Consiglio regionale, incaricato dalla commissione speciale “per le relazioni internazionali e i rapporti comunitari”, presieduta da Nereo Laroni, di effettuare una ricognizione sui flussi di finanziamento erogati da Bruxelles nel quinquennio 2007-2011. La ricerca si è basata sull’analisi del data base del Sistema di Trasparenza Finanziaria della Commissione Europea, mentre il monitoraggio è avvenuto mettendo a confronto il Veneto con altre Regioni e aree italiane ed europee assimilabili per assetto socioeconomico come Ile de France, Paesi Bassi, Nord Reno-Westfalia, Austria, Lazio, Baviera, Sud est Inghilterra, Danimarca, Baden Wurtebnerg, Regione di Stoccolma, Catalogna, Lombardia, Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia. I risultati della ricerca sono stati illustrati a palazzo Ferro-Fini dal Presidente della commissione Nereo Laroni, dal presidente della commissione Bilancio Costantino Toniolo e da Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio regionale referente per l’osservatorio sulla spesa. Dai dati risulta che il Veneto figura agli ultimi posti per tutti gli indici di performance utilizzati (valore delle risorse attratte sulla popolazione residente, valore delle risorse sul PIL e numero di leader/coordinatori di progetti) ed evidenzia che, poiché i fondi tematici riguardano soprattutto la ricerca e la tecnologia, il ritardo del Veneto assume connotati preoccupanti nell’ottica della capacità futura del Sistema di far fronte alla competizione internazionale. “Con questi dati – ha premesso Laroni nel presentare la ricerca – non vogliamo alimentare assolutamente alcuna polemica, ma solo tentare di far emergere delle carenze, che per altro sono riconducibili sia alla parte pubblica, sia a quella privata, che sono alla base di questo nostro ritardo e su queste, tutti insieme, trovare delle soluzioni nell’interesse del Veneto e della sua economia. In termini generali su queste tematiche – ha poi sottolineato – è il nostro paese ad essere arretrato rispetto agli altri paesi europei. Sullo specifico veneto è il sistema produttivo, per lo più medio piccolo, a non essere attrezzato e a non avere la capacità strutturale per partecipare ai bandi europei. Ecco quindi – ha poi illustrato – che sarà necessario operare su tre livelli: ripensare all’Ufficio di Rappresentanza di Bruxelles per renderlo un vero punto di riferimento per aziende ed enti; creare uno strumento di assistenza tecnica nello studio dei bandi e nella preparazione dei progetti europei; creare le premesse, a livello politico, per intervenire prima dell’emanazione dei bandi, avere cioè la capacità di interagire con le strutture della Comunità per indirizzare le scelte verso obiettivi di interesse per i nostri territori. “Non siamo qui per fare polemiche, – ha ribadito Bonfante – ma solo per colmare un gap che penalizza tutto il Veneto. I dati ci dicono, infatti, le potenzialità che hanno i finanziamenti europei e quale occasione rappresentano per il Veneto. E’ necessario quindi fare rete con le università, le associazioni con gli enti e con le Società della Regione come Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione e Veneto Nanotech. E’ una partita troppo importante – ha concluso Bonfante – per perdersi in contrapposizioni politiche”. Anche per Toniolo è necessario mettere in campo strategie concrete per fare sistema, innanzitutto tra Giunta e Consiglio e per dare assolutamente risposte ai Veneti”.

dal sito della Regione

Qui trovate il video dell’intervista a Bonfante, Pd (e Laroni, Pdl)