Elezioni comunali e stranieri….a Bruxelles

Il Belgio è un piccolo microcosmo europeo. Non solo perché ospita le principali istituzioni comunitarie e centinaia di diplomatici, funzionari e lobbisti provenienti dai 27 paesi membri. E non solo perché curiosamente lo storico contrasto tra fiamminghi e valloni sembra fare seguaci in Gran Bretagna o in Spagna dove la Scozia e la Catalogna flirtano con l’indipendenza. Il Belgio è terra d’immigrazione da molti decenni ormai, ma sorprende scoprire che i musulmani nella capitale belga sono 250mila-300mila, pari a un quarto della popolazione. Nel parlamento regionale di Bruxelles-Capital siede ormai una signora di origine turca, che porta il velo: si chiama Mahinur Özdemir, 30 anni, ed è una parlamentare del CdH (un partito francofono con radici democristiane). In occasione delle prossime elezioni comunali del 14 ottobre, i partiti hanno messo in lista molti esponenti politici espressione delle varie comunità immigrate. Non solo musulmani di seconda o terza generazione, ma anche in alcuni casi immigrati provenienti dall’ex blocco sovietico. Nelle elezioni comunali di sei anni fa, a Bruxelles solo due liste erano guidate da candidati provenienti dalle communità straniere. In occasione della consultazione di domenica prossima sono sette. Secondo una ricerca del Minderhedenforum (il Forum delle minoranze), il 10% dei candidati nelle 13 principali città fiamminghe hanno radici straniere. Nel 2006, la quota era del 7%. Il dato è significativo perché le Fiandre sono più esigenti della Vallonia nel selezionare i propri candidati, privilegiando gli autoctoni.

Alcuni osservatori belgi sostengono che la presenza di uomini e donne provenienti dal grande mondo dell’immigrazione è puramente opportunistica – il tentativo di pescare voti in tutte le diverse comunità – e notano come spesso i candidati-immigrati cambino bandiera molto facilmente. Eppure la situazione belga rischia di essere il futuro di altri paesi del Sud Europa, terre d’immigrazione più recenti. Proprio nei giorni scorsi Eurostat ha pubblicato nuove statistiche sulla presenza straniera nell’Unione. Nel 2011, erano 33,3 milioni gli stranieri residenti nella UE. La maggioranza, 20,5 milioni, erano cittadini provenienti da paesi extra Unione Europea. Il resto, 12,8 milioni, proveniva invece da un altro paese della UE. Il caso belga è interessante. Nel 2011, gli stranieri erano il 10,6% della popolazione, pari a 1,62 milioni di persone, di cui 413mila provenienti da un paese extra UE. Le principali comunità di persone nate all’estero erano nell’ordine marocchina, francese e olandese. La situazione italiana è ancor più significativa. L’anno scorso, l’Italia ospitava 4,570 milioni di stranieri, pari al 7,5% della popolazione totale (erano il 2,2% nel 2001). Di questi, 1,334 milioni erano cittadini europei; 3,235 milioni erano cittadini non europei. Le principali comunità di persone nate all’estero erano nell’ordine rumena, albanese e marocchina. Oggigiorno, offrire agli stranieri o agli immigrati un’opportunità di espressione politica fosse solo a livello comunale o regionale mi sembra giusto e inevitabile. In occasione della sua elezione la signora Özdemir ha affermato con orgoglio: “Sono nata qui in Belgio, sono cresciuta e ho fatto le scuole in questo paese. Sono una immigrata di terza generazione e giungo da una famiglia devota a un lavoro serio e sincero. La mia famiglia mi ha sostenuto e ha celebrato il mio successo elettorale”. Difficile alla luce di questa dichiarazione e delle statistiche belghe ed europee imporle, come hanno tentato alcuni suoi colleghi, di togliere il velo mentre siede al Parlamento di Bruxelles-Capital.

Beda Romano, Il Sole 24 Ore

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