“Economia della Felicità” di Daniel Khaneman

“Pur con un titolo che sembra un ossimoro, ma sufficientemente provocatorio ed accattivante, il volume ad opera del premio Nobel Daniel Kahneman, fornisce un inaspettato, quanto accurato, quadro dei sistemi che conducono a decisioni e valutazioni anche in settori dell’esistenza apparentemente poco governati da dinamiche prevedibili e classificabili.
Le teorie di Kahneman, primo psicologo cognitivo ad essere insignito del premio Nobel in campo economico, hanno messo in crisi i fondamenti delle teorie economiche neoclassiche soprattutto nel campo delle decisioni razionali e proposto nuove basi sulle quali impostare l’economia sperimentale e comportamentale. Per dirla con le parole dell’autore, “la chiesa dell’economia ha ammesso nelle sue fila e persino premiato alcuni studiosi che in passato sarebbero stati bollati come eretici”.
Sulla base di numerosi esperimenti, Kahnemann ha scardinato i principi sui quali le teorie economiche basano la concezione di “decisioni razionali”, soprattutto in riferimento alla formulazione di valutazioni e predizioni in situazioni di incertezza ed ambiguità, mostrando quanto numerosi e frequenti siano i casi di errori basati su errate concezioni di casualità e validità.
L’economia tradizionale ritiene che le dinamiche che governano quanto accade nei mercati, e nel mondo dell’economia in senso lato, siano basate su comportamenti di tipo razionale, inteso come pianificato e sensato. L’evidenza empirica, basata sull’analisi dei comportamenti reali, suggerisce invece che, molto più spesso di quanto si pensi, le decisioni sono assunte sulla base di euristiche, ovvero scorciatoie decisionali, che contraddicono in misura sostanziale le teorie e gli assunti economici, ovvero i comportamenti attesi.
Per questo motivo, inoltre, si ritiene fonte di felicità o soddisfazione quanto può, in termini economici, essere considerato non razionale. Ad esempio, da diversi esperimenti emerge che il valore attribuito dai singoli all’allocazione di risorse monetarie è molto meno “razionale” di quanto ci si aspetti, in quanto sono considerate in modo soddisfacente le spese effettuate per  quelle forme di beni o attività che possono offrire una quota di piacere ricorrente, se opportunamente distribuite nel tempo. Ciò significa, dunque, che il valore attribuito ad esse, può essere di difficile previsione e variare sensibilmente rispetto al valore economico effettivo.
Tutto ciò conduce, e rafforza ulteriormente, l’assunto secondo cui non esiste un unico modello comportamentale, ma esiste una gamma piuttosto ampia di comportamenti che contraddicono l’esistenza di un essere umano invariabilmente razionale e che prende sempre decisioni su basi di estrema coerenza. Rovesciare questo paradigma, permette di accogliere un punto di vista “eccentrico”, ma sicuramente più aderente alla realtà e foriero di maggiori e più sofisticate indagini in campi apparentemente non governati dalle teorie economiche classiche, quali per l’appunto la misurazione del benessere degli individui e le motivazioni che conducono a scelte che influiscono sul livello di soddisfazione per la propria esistenza”.

da Giulia Agusto

Kahneman Daniel, Economia della felicità, Editore Il Sole 24 Ore Libri, 2007, Euro 14, pp.120

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