Il PD sulla scia di Gesù: come resuscitare Berlusconi e trasformare Grillo in statista in due semplici mosse

Come avevamo anticipato, l’Assemblea Nazionale del PD di sabato 14 luglio, ha deciso, tra le altre cose, di rimandare a settembre i tre ordini del giorno presentati da Civati&Co sulle primarie per il candidato premier e il regolamento attuativo, sul rispetto del limite dei 3 mandati per i parlamentari e sulle primarie per scegliere i candidati al parlamento. Al di là della pessima gestione dell’Assemblea da parte del Presidente Bindi, che ricorrendo a technicalities ha messo a tacere una parte del partito, il segretario Bersani è a nostro parere oggi più debole. Più debole come Segretario e come candidato Premier. Ancora una volta i dinosauri del partito hanno sottovalutato l’aspetto della comunicazione: l’immagine che è stata data è quella di un partito impermeabile.

In compenso, domenica 15 luglio, Alfonso Gianni, Sinistra e Libertà, ha ribadito le difficoltà future per Bersani, qualora riuscisse a diventare Presidente del Consiglio. Nel caso di un ipotetico governo con Sel, si dovranno azzerare le riforme del governo Monti, dalla riforma Fornero alla riforma delle pensioni, fino alla recente spending review. Riforme discutibili certo, migliorabili sicuramente: ma non da eliminare. Ma un partito riformista come il PD può procedere in questo modo? Gianni dice di pensare ad un intervento pubblico diretto in economia e nei salari (sic!): intervento che andrebbe ad incidere sul debito pubblico. Per adattare le parole di Merkel: nessuna responsabilità e nessun controllo.

E poi ci si chiede perché la Germania non si fida dell’Italia?

 P.S.: Solidarietà a Pietro Ichino!